DEFINIZIONE E FILOSOFIA DELLO STILE KENPO JU-JITSU D.A.
Per il mio metodo di Kenpo Ju-jitsu d.a., ho scelto di onorare le due arti marziali tradizionali che più di altre mi hanno donato la conoscenza, offrendomi la possibilità di crescere in questa via.
La scelta del nome Kenpo è stata dettata innanzitutto dal mio sentimento personale, poiché mi accompagna fin dal mio esordio nel mondo delle arti marziali. A questo si unisce l’adozione del termine Ju-jitsu, in profondo omaggio alla disciplina madre di ogni combattimento totale a mani nude in Giappone, colei che ha aperto la via al moderno Nippon Kenpo.
Vi è infine una radice che affonda lontano, nei primi cinque anni del mio percorso marziale, quando praticai una forma di Ju-jitsu tramandata da un maestro di Judo che, tuttavia, la chiamava impropriamente “Nippon Kempo”, molto prima che il Nippon Kempo originale arrivasse ufficialmente in Italia.
A questo binomio ho aggiunto “D.A.” (Dentro l’Avversario), un mio personale concetto, creando così un’Anima a sostegno dell’Arte marziale della mia scuola.
Con “Dentro l’Avversario” s’intende essere uno con l’altro, capaci così di portare l’attenzione minuziosa al cambiamento delle variabili psicologiche e strategiche per averne il controllo prima e durante l’impatto.
L’atteggiamento da adottare durante un combattimento consiste nel distaccarsi dalle proiezioni della mente dell’avversario, in modo tale che il subconscio di chi ci sta di fronte non avverta il pericolo e non si predisponga all’azione difensiva o aggressiva.
Concetto Dentro l’avversario: L’Architettura del Silenzio e del Movimento
La Soglia della Mente
Il primo livello del motto, “essere dentro l’avversario con la mente”, è un fenomeno di risonanza percettiva. Quando l’avversario concede la sua attenzione, si apre una porta sottile: si crea un ponte dove le barriere dell’ego e della difesa razionale si abbassano. Ma se l’avversario nega questa attenzione, perché chiuso nella sua strategia, distratto o fortemente razionale, diventa impenetrabile e quel ponte crolla. Quando la mente incontra questo muro, il cammino non si interrompe; semplicemente, si sposta su un piano più profondo, dove le parole tacciono e parlano le radici.
Il Richiamo Primordiale
Oltre l’attenzione razionale, vi è il suono e l’attrazione del movimento del corpo sia in positivo che in negativo. Per questo, quando la via della mente cosciente è sbarrata dall’assenza di attenzione, non vi è arresto: si scende alle radici della biologia.
I suoni primordiali di paura e piacere non hanno bisogno di traduzione intellettuale: un movimento o un suono emesso dal corpo toccano corde ancestrali prima che la mente possa filtrare l’informazione. Tali vibrazioni eludono la barriera dell’attenzione volontaria, e anche chi non guarda o non ascolta con intenzione riceve il richiamo nel profondo del proprio sistema nervoso, offrendo un appiglio invisibile per agganciare l’avversario. Agganciare l’avversario nell’invisibile è tuttavia solo l’inizio: per compiere l’opera e volgere lo scontro a proprio favore, occorre che la percezione si faccia azione fisica, traducendosi nel controllo totale del tempo e dello spazio.
Il Corpo come Timone: L’Anticipo e la Guida.
Entrare dentro l’avversario significa governarne la direzione nel combattimento, trasformando la fusione in vittoria. Nessuna guida è possibile senza competenza: è necessario possedere lo stesso patrimonio di tecniche di lotta dell’altro, parlando la sua stessa lingua corporea con pari o superiore padronanza. Per dirigere l’avversario dove vogliamo, non basta seguirlo, perché il nostro movimento deve precedere il suo. Essere costantemente in anticipo sul tempo biologico e spaziale dell’avversario significa diventare l’autore invisibile della sua stessa mossa, costringendolo a inseguire un’ombra che lo ha già preceduto.
拳法 Kenpo “ ken” (pugno ) “ po “ ( metodo, sistema ).
柔術 Ju-Jutsu “Jū” flessibile, cedevole, morbido, adattabile).
“Jutsu” ( arte, tecnica , pratica ).
D.A. (dentro l’avversario)
In occidente, le parole Kenpo e Ju-Jutsu hanno comunemente la traslitterazione in Kempo e Ju-Jitsu.
Nel Kenpo Ju-jitsu D.A., sono compresi sia il combattimento disarmato sia quello armato/disarmato e la difesa personale.
Il combattimento disarmato è frutto in prevalenza dei due stili sopra citati, mentre per quanto riguarda l’uso delle armi bianche (coltello e bastone) nel Kenpo Ju-jitsu D.A., poggia parte della sua base nell’Arnis de Mano – Kali – Sakaran.
Metodo insegnato dal Gran Maestro Jun Matagai, da me adattato alla mia visione di combattimento.
Per valutarne la validità e l’efficacia, nel 1997 ho fondato un metodo di combattimento sportivo, armato e disarmato, chiamato inizialmente Kenpo c.i.a.d., modificato poi in Kenpo Ju-Jitsu D.A.
metodo c.i.a.d. (combattimento integrale armato- disarmato).
Regolamento delle 3 forme di combattimento sportivo con regole differenti
1° forma disarmata di combattimento / Nippon Kenpo Evolution
Il Nippon Kenpo Evolution, comprende un combattimento disarmato con protezione al viso, guantoni, para tibie e scarpette.
Il Nippon Kenpo Evolution si distingue dal Nippon Kenpo originale grazie alla definizione di un regolamento di competizione diverso che evidenzia la validità tecnica delle tecniche consentite, oltre ad autorizzare l’utilizzo di tecniche che sono considerate proibite nel Nippon Kenpo tradizionale.
In questa evoluzione, oltre ai colpi ammassi nel tradizionale Nippon Kenpo di pugni di calci, di ginocchio, di proiezioni, lotta a corpo a corpo sia in piedi sia a terra, bloccaggi e finalizzazioni, sono ammessi anche calci circolari alle gambe e il colpo di gomito. Il combattimento si svolge con la sola protezione al viso, eliminando il corpetto a protezione del gusto. Il conteggio per l’assegnazione della vittoria sarà quello dell’ ippon (punto) con l’arresto del combattimento per l’assegnazione di ogni punto come nel tradizionale Nippon kenpo. Il combattimento si svolgerà nei 3 minuti e la vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti. L’incontro potrà avere termine immediato proclamando la vittoria nel caso di bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi.
2° forma disarmata di combattimento / Kenpo Ju-jitsu D.A. Consiste in un combattimento totale, con regole di gara a pieno contatto, l’ausilio di caschetto a protezione del viso, piccoli guanti che consentono la presa, para tibie e scarpe facoltativo.
Comprende colpi di percussione, di pugno, di ginocchio, di gomito e di calcio sia in piedi sia a terra, proiezioni, lotta a corpo a corpo sia in piedi sia a terra, bloccaggi e finalizzazioni.
Il combattimento si svolge in due riprese, la prima da 3 minuti, e la seconda da 4 minuti.
La seconda ripresa si svolgerà con un combattente che userà la totalità dei colpi, mentre l’altro potrà solamente combattere a corpo a corpo, dopo 2 minuti si farà il cambio di ruolo.
La vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti.
Il combattimento sarà fermato solo per bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi.
In questi casi l’incontro avrà termine immediato proclamando il vincitore.
3° forma armata / disarmata di combattimento Kenpo Ju-jitsu D.A.
Questo tipo di combattimento totale armato / disarmato, aggiunge al combattimento disarmato quella di colpire anche con le armi.
Si svolge in quattro riprese.
1) combattimento con aggiunta di bastone 3 minuti
2) combattimento con aggiunta di coltello 3 minuti
3) combattimento con aggiunta di bastone contro disarmato 4 minuti con cambio di ruolo
4) combattimento con aggiunta di coltello contro disarmato 4 minuti con cambio di ruolo
Il combattimento si svolgerà in riprese da ¾ minuti e la vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti.
Il combattimento sarà fermato solo per bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi.
In questi casi l’incontro avrà termine immediato proclamando il vincitore.
La scuola vede la protezione del viso con la maschera come una buona opportunità che fa si, che si possa combattere duramente e nello stesso tempo non venga a meno la possibilità di continuare ad allenarsi duramente e con continuità.
La scuola condivide il vecchio adagio secondo cui “gli occhi sono lo specchio dell’anima” e che il volto su cui si riflettono gli eventi della vita, rappresenti l’espressione esteriore delle esperienze nel mondo.
Per questo, per quanto possibile, si ritiene buona cosa l’aver riguardo per il viso proteggendolo con le dovute protezioni.
La scuola ritiene altresì che, sia giusto e doveroso mettere a rischio la frattura dello specchio della nostra Anima quando dovesse essere minacciata la nostra stessa Anima dell’esperienza di giustizia e libertà.
Proprio per questa tutela della dignità umana e della vita, la pratica non si esaurisce sul tatami, ma diventa specchio di una ricerca interiore più profonda…
Le arti marziali, oltre alla competizione agonistica, hanno come obiettivo l’equilibrio e la trasformazione interiore. Rappresentano uno stile di vita e una filosofia che indicano la via da seguire. Attraverso la pratica, è possibile aumentare la propria autostima, la capacità di gestire le situazioni difficili, la forza di volontà e il controllo delle emozioni. Grazie alla combinazione di esercizio fisico, respiratorio, mentale e spirituale, le arti marziali sono tra le migliori discipline che armonizzano mente e corpo.
Le arti marziali orientali che seguono l’insegnamento psicologico tradizionale, si distinguono per la loro maggiore flessibilità rispetto alle arti marziali Occidentali, che invece sono più aggressive. Nelle arti marziali orientali, l’obiettivo è quello di colpire il nemico con la massima precisione, mentre il pensiero occidentale concentra il focus più sulla preparazione fisica e potenza del colpo. Ciò implica che le tecniche orientali richiedono una maggiore capacità di apprendimento e una costante esercitazione.
Sarà nell’attenzione della scuola quello di porsi come faro guida per la salvaguardia di quelle radici che vedono le Arti Marziali come percorso formativo e spirituale dell’individuo.
FILOSOFIA DEL COMBATTIMENTO E DIFESA PERSONALE NEL KENPO JU-JITSU D.A.
Le Tre Sorelle “ Filosofia, Realtà e Fantasia”
Nel combattimento, l’attimo vincente pregno della più oggettiva realtà, non potrà che divenir illusione dopo meno di un attimo, poiché la realtà non è depositaria, è fuggente, è apparenza in trasformazione continua, spesso, costruita ad arte dalla nostra mente che con noi gioca illudendoci di tangibili verità.
Poiché non esiste un’oggettiva realtà; il combattimento potrà trovare la sua massima espressione solo in una continua ricerca di maestria nell’adattamento. Meta raggiungibile solo da chi dopo aver compreso l’importanza della funzione dell’inconscio nel combattimento, diverrà, non solo capace di comprendere il proprio inconscio, ma anche quello dei suoi avversari.
La dedizione alla più profonda conoscenza di se stessi sarà decisiva in quello che sarà l’ultimo combattimento, quello con il nostro nemico più agguerrito: “Il nostro Io”, patrigno e carceriere. Giunti a quel punto, dovremmo già aver forgiato il Nobile e Saggio Guerriero che è in noi, e che percorrendo l’illuminata Via trasformerà il presuntuoso “EGO” in un buon compagno di viaggio, aprendo così la porta della comprensione verso l’abbraccio con la misteriosa enigmatica madre natura che sull’uscio con la porta socchiusa e il focolaio acceso amorevole ci attende.
Per viaggiare sereni verso la meta, non basta conoscere una sola via, occorre anche aver saggiamente speso del tempo per una buona conoscenza di tutto il territorio, poiché l’imprevedibile si può trovare dietro l’angolo. La cosa importante è cercare di camminare sempre più su percorsi condivisi dalla nostra Anima, mettendo la nostra impronta sempre più leggera lungo il percorso della vita.
Il mio pensiero è di non condividere i combattimenti privi di un minimo di regole a tutela degli atleti. Le forme di lotta estrema priva di regole possono facilmente diventare un giocattolo nelle mani dell’ego, “re dell’inganno”, che regala piaceri effimeri in quantità. A sostegno di questa posizione vi è il fondamento etico e morale che vede l’uomo in una continua evoluzione rispetto alla primitiva natura animalesca, avendo saputo darsi regole da rispettare. Se nella via del combattente non vi è la parte spirituale a cogliere i frutti, saranno solo le primitive illusioni di onnipotenza sull’altro a prevalere.
Difesa Personale Kenpo Ju-Jitsu D.A. Metodo C.I.A.D. (Combattimento Integrale Armato Disarmato)
Entrare nell'avversario significa dissolvere la distanza tra il pericolo e la consapevolezza. La nostra via unisce l'efficacia del combattimento a pieno contatto per una difesa personale a salvaguardia dell’incolumità e alla crescita interiore dell'individuo, trasformando l'arte marziale in una linfa di pura energia che cavalca il soffio leggero del respiro.
L’onestà prima di tutto: la realtà contro l'illusione
Nella difesa personale intesa solo come protezione della propria incolumità fisica, il risultato è incerto anche per un campione del mondo di combattimento libero, questo perché la realtà è imprevedibile e soggettiva. Resta il fatto che è sempre meglio conoscere delle tecniche di difesa personale che esserne totalmente digiuni. Questa è l’unica vera onestà: nessuno può garantire miracoli sul campo, ma essere preparati fa l’intera differenza tra la vita e la morte. Per apprendere quest’arte non esistono scorciatoie o formule magiche: bisogna dedicare il tempo necessario e impegnarsi con costanza.
Nella difesa personale che simula la realtà, l'onestà viene prima di tutto. Sapere è sempre meglio che non sapere: essere preparati fa la differenza, non esistono scorciatoie, e alla fine sarà quel che sarà.
Sulla base di attenti studi sulla psicologia del comportamento umano e dopo uno scrupoloso studio per l’immediato controllo dell’aggressore, ho codificato un metodo di difesa personale a più livelli, caratterizzato dall'adattamento a situazioni e persone di diversa preparazione tecnica. Purtroppo oggi vi sono scuole che, non avendo nel programma il combattimento a contatto pieno, propongono tecniche poco efficaci nella realtà; l'errore è commesso anche da chi, pur avendo il contatto pieno, dà importanza solo alle gare.
Vi sono poi gli pseudo professionisti che, oltre a non aver mai avuto un reale scontro fisico, non hanno esperienza nei combattimenti sportivi. Ciò che non è chiaro è che il combattimento non è solo tecnica, ma conoscenza di sé stessi: significa mettersi in gioco affrontando, nel rispetto delle regole, un avversario che aggredisce con forza e determinazione. In uno scontro reale è ovviamente avvantaggiato chi ha aperto la bocca per mettere il paradenti e combattere, non chi lo ha fatto solo per parlare.
La logica del vero combattimento e l’inganno del disarmo accademico
Le maggiori difficoltà nell'insegnamento provengono da chi pensa che basti un semplice pugno, un calcio o una testata, e che niente si possa fare quando una coltellata arriva all'improvviso. Troppi istruttori si limitano al "gioco del disarmo", simulando un combattimento accademico dove l'aggressore si fa disarmare facilmente. Questa è una logica del tutto errata e puramente da laboratorio.
È stato ampiamente constatato nelle nostre competizioni sportive a pieno contatto che una persona disarmata, purché competente nell'arte del combattimento e conoscitrice di come si usa un'arma, possiede concrete possibilità di vincere contro un avversario armato. Senza questa profonda conoscenza, l'impresa sarebbe quasi impossibile.
Quando la vita è a rischio, la mente razionale si azzera e l’unica cosa che entra davvero in funzione è l’istinto di sopravvivenza primordiale. Se vieni assalito da una persona armata, un vero artista marziale non deve pensare a togliere l'arma come prima mossa geometrica: deve pensare a non farsi uccidere e a vincere. Prima si colpisce duramente l'avversario per neutralizzare la minaccia, e solo dopo, casomai, si toglie l'arma. Questa è la logica del vero combattimento.
La tecnica invisibile e l'atteggiamento mentale
Mentre chi impegna la vita praticando un'Arte dà intelligenza all'istinto, molti restano prigionieri del software creato dalla propria mente. La cosa più importante non è la tecnica in sé, ma l'atteggiamento mentale, che studia fattori strategici e psicologici profondi. Questa conoscenza è da me chiamata tecnica invisibile, perché ci si impadronisce dell'avversario senza che questi se ne renda conto. Lo scopo dell’allenamento non deve essere quello esclusivo di prepararsi allo scontro fisico, ma di liberarsi sempre più delle incomprensioni e delle paure inconsce per vivere meglio il quotidiano.
Il metodo Kenpo Ju-Jitsu D.A. si colloca tra i sistemi di combattimento più pragmatici, rifiutando la rigidità accademica per concentrarsi sulla sopravvivenza biologica. Il nostro sistema unisce:
Contatto reale e ritmo continuo: Gestione fluida sotto forte pressione di calci, pugni, proiezioni e lussazioni articolari.
Incolumità salvaguardata: Uso di protezioni specifiche per viso e testa (caschi con grata o visiera) per potersi colpire a pieno contatto, senza farsi male.
Difesa totale da armi: Strategie testate, dinamiche e applicabili contro aggressioni da bastone, coltello o oggetti improvvisati.
Obiettivo del corso e Programma di studio
Durante le lezioni simuleremo reali aggressioni per migliorare capacità psico-fisiche, reattività, doti intuitive e controllo di sé.
Preparazione fisica.
Prevenzione e valutazione di possibili situazioni a rischio.
Esercizi di rilassamento e autocontrollo per l’atteggiamento psicologico nell’autodifesa.
Conoscenza dei sistemi di persuasione per evitare lo scontro fisico.
Coordinamento dell'energia tra corpo e mente per una risposta vincente.
Tecniche di difesa personale e gestione delle armi (C.I.A.D.).
Conclusione
Non condivido i combattimenti privi di un minimo di regole a tutela degli atleti: le forme di lotta estrema possono facilmente diventare un giocattolo nelle mani dell’ego, “re dell’inganno”, regalando solo piaceri effimeri in quantità. Il nostro fondamento etico e morale vede l’uomo in una continua evoluzione rispetto alla primitiva natura animalesca, avendo saputo darsi regole da rispettare. Se nella via del combattente non vi è la parte spirituale a cogliere i frutti, saranno solo le primitive illusioni di onnipotenza sull'altro a prevalere.