giovedì 2 luglio 2020

KENPO JU-JITSU D.A. / GRADI E QUALIFICHE








Motti della Scuola
ISTINTO E RAGIONE UNITI PER CRESCERE
VI SONO MOMENTI IN CUI NELLA VITA COME NELLA LOTTA,
L’AIUTO VIENE SOLO DA TE STESSO

GRADI E QUALIFICHE NEL JU-JITSU METODO KENPO D.A.

 

PREMESSA

Nel Kenpo Ju-jitsu D.A. stile di Arte Marziale da me fondato, si praticano forme di combattimento totale sia disarmato sia con armi bianche.

Per il riconoscimento delle qualifiche nel Kenpo Ju-jitsu D.A., ho mantenuto il tradizionale sistema di valutazione da 1 a 10 e ho posizionato il mio posto

all’8° livello (Dan), con l'impegno di continuare con dedizione a lavorare per espandere la mia comprensione.

Il 10° livello (Dan), l’ho ritengo di natura spirituale, poiché essendo il livello massimo e di conseguenza la perfezione, non appartiene a questo mondo.

Poiché il Nippon Kenpo sta alla base del combattimento disarmato del Kenpo Ju-jitsu D.A., per ogni grado ottenuto nel Kenpo Ju-jitsu D.A. la scuola riconoscerà i pari grado di Nippon kenpo Evolution.

Nella fase dello studio iniziale gli studenti saranno collocati in una scala a salire di gradi da 1 a 3 con la cintura bianca, verde e marrone.

Da 1° Dan (livello) a 9° Dan. Con cintata nera

1° Dan ( Livello )

2° Dan (Livello): possibilità di aspirante Istruttore

3° Dan (Livello): possibilità di Istruttore

4° Dan (Livello): Istruttore superiore

5° Dan (Livello): Maestro

6° Dan (Livello): Maestro

7° Dan (Livello): Gran Maestro

8° Dan (Livello): Gran Maestro superiore

9° Dan (Livello): Gran Maestro d’Armonia Marziale

10° Dan (Livello):…………………………………………………


Nella Scuola Marziale il "Sentiero", ogni grado che il maestro conferisce all'allievo è potenziale, non è per conoscenza o abilità già acquisite.
Non lo sarà fintantoché vivendo nel respiro di questo dono, non ne si comprenda il pieno valore.

Difesa Personale Kenpo Ju-jitsu D.A.

Nel percorso della scelta esclusiva di praticare la difesa personale, si potrà raggiungere al massimo il grado di 1° livello (Dan). Per i livelli superiori sarà necessaria la pratica del combattimento kenpo Ju-jitsu D.A.

Per gli Istruttori di Kenpo Ju-jitsu D.A. non sarà automatico il riconoscimento d’insegnante di Difesa Personale D.A. ma sarà richiesta la partecipazione a specifici corsi di approfondimento.

Per ogni superamento di Livello (Dan), oltre alla tecnica sarà considerato il bagaglio acquisito sulla strategia di combattimento e sulla filosofia della Scuola. (da non confondere con la messa insieme di belle parole senza “ANIMA”).

La qualifica di 7° Dan Gran Maestro e quelle a salire, saranno conferite solo a chi avrà saputo dimostrare con il comportamento del proprio vivere, la consapevolezza di aver maturato e iniziato il percorso di lotta per la distruzione del proprio “EGO”. L’io padrone e carceriere che limita lo sguardo dell’uomo alla punta delle proprie scarpe.

Per quanto sopra scritto, amo pensare che tutti i maestri, aldilà del livello raggiunto, oltre che all'analisi tecnica e strategica del combattimento, si dispongano sin dall’inizio all'introspezione di se stessi, condizione indispensabile per riconoscere la giusta Via che conduce verso casa, dove l'anima guerriera riposerà in piena armonia e comprensione.

Nomina delle qualifiche

Allo scopo di mantenere integra sia la filosofia sia la tecnica della scuola, nessuna qualifica di livello potrà essere rilasciata ad alcuno, senza prima aver richiesto e ottenuto privati colloqui e lezioni con il Maestro Fondatore o da chi da lui delegato a sostituirlo (delega scritta). Questo modo di procedere resterà regola negli anni, continuata da ogni capo scuola a succedersi.

Il capo scuola sarà designato direttamente dal Maestro Fondatore in vita, e in seguito a lui, dal consiglio dei Maestri tecnici (non politici).

Gli incontri per richiesta di qualifica saranno quantificati sulla base dei livelli richiesti, a discrezione del capo Scuola, da un minimo di 10 a un massimo di 30 incontri.

Il capo scuola in via eccezionale potrà rilasciare livelli di qualifica fino a 4° Dan senza l’approvazione della commissione d’esame.

La commissione d’esame potrà essere composta di un minimo di 3 a un massimo di 5 persone, uno di essi dovrà avere la qualifica minima di due livelli superiore all’esaminato, mentre gli altri potranno essere superiori di un solo livello.

Come Maestro fondatore, mi riservo la facoltà per la nomina di tutti i livelli, senza alcuna approvazione di commissione d’esame.

Per mantenere la qualifica di insegnanti di kenpo Ju-jitsu d.a., non basterà avere ottenuto il grado di istruttore o maestro, ma sarà d'obbligo, partecipare agli aggiornamenti tenuti ogni 6 mesi dal maestro fondatore o da chi dopo di lui sarà responsabile della trasmissione dello stile.

Il conferimento del titolo onorifico di Maestro di Kenpo Ju-jutsu d.a. e di Nippon Kenpo Evolution, esclude la possibilità di insegnare le suddette arti.

Nella Scuola Marziale "Il Sentiero", ogni grado conferito è basato sia sui meriti già ottenuti, sia sulla capacità di impegno a sperimentare e valorizzare il dono ricevuto. 



domenica 20 luglio 2014

GIOVANNI GUCCIONE / SCUOLA MARZIALE IL SENTIERO / FILOSOFIA /

   

                PRESENTAZIONE DELLA SCUOLA MARZIALE "IL SENTIERO"

 

Motti e Principi della Scuola

Insieme per crescere: Il cammino condiviso che unisce i praticanti, perché nessuno evolve in solitudine.

Vi sono momenti in cui nella vita come nella lotta, l’aiuto viene solo da te stesso:

La responsabilizzazione profonda del proprio percorso e il risveglio della forza interiore nei momenti critici.

Significa che, sia nella vita che nella lotta, ci sono momenti in cui non si può chiedere aiuto a nessuno e si è soli nel risolvere le proprie difficoltà.

Istinto e Ragione uniti nella comprensione:

L'equilibrio perfetto tra la mente lucida e la forza ancestrale del corpo.

Con questo motto voglio intendere l'affinare la capacità di comprendere ciò che l'intuito ci comunica.

Sviluppare questa qualità può semplificare la vita e permetterci di vivere serenamente, rimanendo consapevoli della realtà circostante.

Sicuramente è un tipo di conoscenza più difficile da gestire, ma il più gratificante.

La croce spezzata:

Simbolo di ribellione e di riscatto.

L'aiuto reale parte sempre dal tuo primo gesto di non accettazione. Nessuno ha il diritto di mettere l’essere umano in croce uccidendone la volontà di agire, mantenendolo nell'attesa di una grazia calata dall'alto. Spezzare la croce significa rifiutare questa sottomissione e riprendersi la forza di agire.

La lama recide l'illusione:

Tagliare via le maschere e le false sicurezze del mondo per incontrare la propria vera essenza.

La piuma accoglie il silenzio:

Rappresenta la grazia, la sensibilità e la quiete interiore che seguono l'azione intrapresa.

Il vuoto generativo:

L'anima cammina nel vuoto generativo, libera dal riflesso che zoppica nel mondo: uno spazio di pura potenzialità e autenticità.

La lama e la piuma: la poesia nel cuore del guerriero:

Nel cammino a piedi scalzi verso l’abbraccio con la propria anima si incontrano spine e asprezze, che il guerriero, per la gioia del suo traguardo, sa trasformare in poesia, intesa come la bellezza del canto che attraversa i momenti della vita.

Dentro l'avversario:

Essere uno con l'altro, capaci di portare l'attenzione minuziosa al cambiamento delle variabili psicologiche e strategiche per averne il controllo prima e durante l'impatto.

Non c’è un nemico da vincere, ma la propria ombra: una soglia da attraversare.


Tradizione in Movimento:

Ogni buona disciplina affonda le sue radici nella tradizione, attingendo freschezza da ogni nuovo giorno che nasce.

Poetica del Guerriero:

Nel cammino delle mie riflessioni incontro me stesso, dove la lama recide l'illusione e la piuma accoglie il silenzio. L'anima cammina nel vuoto generativo, libera dal riflesso che zoppica nel mondo.


           PRESENTAZIONE DELLA  SCUOLA MARZIALE "IL SENTIERO"

Radici, Metodo e Valori della Scuola

La Scuola Marziale “Il Sentiero”, da me fondata, si basa sul Kenpo Ju-Jitsu d.a. (dentro l’avversario) e utilizza il metodo c.i.a.d. (Combattimento Integrale Armato Disarmato) per esprimere la sua tecnica. È un’associazione dedicata alle arti marziali che unisce la pratica alla crescita interiore. Fin dall'inizio del mio cammino, ho integrato lo studio marziale in ogni aspetto della vita, considerando il combattimento non come fine ultimo, ma come uno strumento saggio per svelare i segreti della mente e gli aspetti strategici e psicologici dell'esistenza.

Il Kenpo Ju-Jitsu d.a. unisce il Nippon Kenpo (sistema prevalentemente offensivo) e il Ju-Jitsu (focalizzato sulla difesa). A questa struttura si unisce il principio del "dentro l'avversario", che racchiude la dimensione strategica, psicologica e spirituale della pratica. Il nome “Il Sentiero” evoca così un percorso di apprendimento spesso solitario e intimo.

Il Kenpo Ju-Jitsu d.a. consiste in un percorso sia disarmato (con volto scoperto o caschetto), sia armato con armi bianche (con guanti e caschetto), regolato da norme rigorose concepite con la massima attenzione a proteggere l'incolumità fisica di ciascuno. L'obiettivo è combattere nel modo corretto: la ricchezza e la consapevolezza maturate sul tatami diventano uno strumento prezioso per affrontare e arricchire anche le situazioni più inaspettate della vita quotidiana.

Si pratica inoltre il Nippon Kenpo Evolution. La scuola offre infine un metodo di difesa personale derivato dal Kenpo Ju-Jitsu d.a.

Già nel 1997 ho sviluppato questo approccio, sia disarmato sia armato con bastone e armi bianche, dotandolo delle necessarie protezioni per verificarne l’efficacia in competizione. Pur non coincidendo con la realtà della strada, il confronto agonistico, guidato da un regolamento severo e attento alla salvaguardia dell’individuo, rappresenta il banco di prova più vicino per sviluppare una difesa efficace e creare quella familiarità mentale capace di fissare la tecnica nel subconscio, il nostro miglior alleato. Per chi lo desiderasse, lo staff preparerà gli atleti alle competizioni di altre discipline, quali Kickboxing e Shoot Boxing, discipline sportive intese come strumento di ulteriore esperienza e di profonda conoscenza di sé.

I valori che guidano il nostro cammino, racchiusi nel motto "Insieme per crescere", poggiano su pilastri imprescindibili:

  • Rispetto: verso gli insegnanti, i compagni e se stessi, base di un ambiente sano e positivo.

  • Disciplina: il banco di prova per impegnarsi nell'apprendimento continuo e nell'autodisciplina.

  • Integrità: l'essere onesti e prendere decisioni guidate da principi etici.

  • Coraggio: l'arte di superare le proprie paure e affrontare le sfide che la vita propone.

  • Apprendimento continuo: la ricerca costante del miglioramento di sé.

L’uomo insegue la libertà, ma non riesce a fare a meno dell’invito al banchetto dei potenti, alimentando così un sistema subdolo che uccide la libertà. La proposta della scuola per elevare la crescita interiore è quella di camminare per intimi Sentieri. Nella Scuola Marziale "Il Sentiero", l'arte del combattimento è intesa non solo come tutela dell'incolumità personale, ma soprattutto come sviluppo della consapevolezza e dell'attenzione sociale nei confronti dell'oppressione dell'uomo.

La Scuola, proprio per il suo percorso di sviluppo interiore, ha dato vita al Kenpo Ju-Jitsu d.a. (dentro l’avversario), portando l’attenzione alla difesa personale e all'approfondimento spirituale che, attraverso l'armonia tra istinto e ragione, farà sì che l'ego diventi il miglior alleato nel processo della realizzazione di sé stessi. Il fine del percorrere pericolosi, stretti e sterrati Sentieri è quello di perseguire la libertà dall’ignoranza, restando consapevoli che, per ottenere questa realizzazione, gli uomini dovrebbero miracolosamente ricevere l’illuminazione tutti nello stesso istante, cosa impossibile, che non potrà certamente accadere in questo nostro mondo.

Nel percorso vi sono lo studio e la pratica di diverse tecniche e metodologie che rendono possibile l’avvio verso un cammino di crescita interiore, mantenendo vivi quegli aspetti d’impegno e serietà proprie delle più nobili tradizioni della vita sociale, e dell’Arte della conoscenza come risultato sullo studio di noi stessi. Il percorso di lavoro si propone il fine ultimo di imparare a gioire, sia quando il nostro piede prova sollievo nel leggero sfiorare il cammino, sia quando si dovrà cavalcare la vita in tempesta, divenendo così persone sempre più capaci di comprendere l’enigmatico mistero del tutto tramite l’esperimento di noi stessi.

Definizione di Arte Marziale nella Scuola “Il Sentiero”

  • “L’Arte” è una dimensione che va oltre il conosciuto, è la via che eleva l'uomo proiettandolo dal terreno agire al cammino che conduce all'armonia con la propria Anima.

  • “Marziale” è la primitiva brutale via del lottare che, quando portata ad arte, diventa un percorso di conoscenza che trasforma il male in virtù che accompagna l'uomo passo dopo passo lungo la via del bene.

Le Tecniche e le Metodologie oggetto di studio sono:

  1. Un meticoloso studio del combattimento e della difesa personale intesi come meditazione in movimento che sposa l’istinto alla ragione, traendone il meritato frutto da offrire alla nostra cara amica Anima oltre che alla tutela della nostra e dell’altrui incolumità.

  2. Tecniche di respirazione e rilassamento indirizzate alla gestione dello stress.

  3. La nobile Arte della “Meditazione nell’Armonia del silenzio”, che non richiede necessariamente l’aver praticato percorsi di lotta.

  4. Base di conoscenza dei metodi di guarigione naturale.

Questi percorsi sono un viaggio verso la presa di coscienza di noi stessi e di conseguenza del lieto vivere nel cammino che conduce alla tanto attesa risata finale dovuta alla comprensione di quella che oggi è l’incomprensibile esistenza.

Filosofia della Scuola Marziale “Il Sentiero”

L'uomo ha dentro di sé il seme del dominio, per cui la via per ridurre questa primitiva follia è di non ceder terreno a quel seme. La scuola esclude lo studio del combattimento fine a se stesso, poiché non potrà far altro che alimentare nell'uomo il piacere del dominio sugli altri. La strategia dei cattivi maestri in tutti i campi dell'insegnamento è di mantenere le energie dell'uomo esclusivamente legate all'istinto, cosicché l'uomo non si evolvi dalle sue primitive esigenze animalesche e si possa addomesticare come si fa con gli animali da compagnia.

Fin dai tempi che si ricordano, gli uomini più forti si sono impadroniti del potere trattando i popoli con meschina superiorità; questo implicava spesso il dover mettere in gioco la loro vita. Oggi l’uomo di potere, non solo non mette in gioco la propria vita, ma cerca di non rischiare neppure un raffreddore: domina sugli uomini con strategie psicologiche, soggiogandoli con subdoli inganni. Il combattimento è una via d’esperienza che porta l’uomo verso la conoscenza del proprio inferno, e questa è buona cosa, se si diventa consapevoli che non è quella la meta, ma solo un passaggio d’esperienza e conoscenza per proseguire verso i profumi della vita.

Lo scopo della Scuola è di aiutare a entrare in un profondo rapporto con se stessi fino ad arrivare a comunicare con la parte più primitiva delle nostre cellule, poiché solo a quel punto ognuno di noi, rivivendo con giusta comprensione le sensazioni ed emozioni che risiedono in noi sin dall’inizio della nostra esistenza, potrà sentirsi libero e in armonia nel presente. La scuola si propone perciò come primario obiettivo quello di penetrare la dura corazza che l’uomo si è creato sin dalle sue prime esistenze, quando il corpo dominava quasi totalmente sull’allora impaurita giovane mente. L’incomprensione dell’esistenza, la paura e l’onnipotenza sono stati il mezzo che hanno dato all’uomo sopravvivenza, giustizia e, purtroppo, ingiusto potere sui vinti. Il lavoro su noi stessi è la punta di diamante che, penetrando, ci permetterà di arrivare al centro dov’è custodito il tesoro, che non è altro che la giusta conoscenza e comprensione di noi stessi.

Purtroppo, nel corso dei millenni, molti si sono serviti della lotta e delle varie conoscenze per appagare i propri istinti, e non per conoscerli e canalizzarli verso il miglioramento della propria identità umana. L’istinto, che ha come scopo quello di restare a guida vincendo sulla ragione, spesso sembra essere del tutto domato, ma quando meno te lo aspetti, ecco che si presenta e assume il comando. Lo studio della lotta intesa come “Arte” capace di mettere a contatto con i istinti primordiali si presenta ai vertici tra i percorsi che conducono alla conoscenza profonda di noi stessi.

Il cammino ha inizio creando un buon rapporto con il nostro corpo e la nostra mente. Il passo successivo è poi quello di cogliere il giusto rapporto tra mente e corpo. Si entra così in un profondo rapporto con gli istinti più bestiali e intrinseci nell’uomo, quelli dell’aggressività e del dominio sugli altri. Prendere contatto con il primitivo è essenziale per capire chi siamo; l'importante è non rimanerne poi prigionieri pensando e ripetendosi continuamente di conoscere bene sia se stessi sia la via che si sta percorrendo. Il pericolo è di finire per crederci e di conseguenza vivere nella follia di intravedere la perfezione o, ancor peggio, di essere al traguardo. Una capacità che l’uomo ha e che non deve sprecare, tenendo viva la fiammella, è quella di poter riflettere sulle possibilità d’errore nel valutare se stesso. Per viaggiare sereni verso la meta, non basta conoscere una sola via, occorre anche aver saggiamente speso del tempo per una buona conoscenza di tutto il territorio, poiché l’imprevedibile si può trovare dietro l’angolo. La cosa importante è cercare di camminare sempre più su percorsi condivisi dalla nostra Anima, mettendo la nostra impronta sempre più leggera lungo il percorso della vita. Solo l’amore lungo la via per la verità ci potrà guidare verso il livello successivo, che è quello della conoscenza e della trascendenza, percorso che più che indagato va vissuto di momento in momento.

Etica e Combattimento: Oltre lo Spettacolo della Violenza l'evoluzione del guerriero interiore

Viviamo in un tempo in cui l'essere umano sembra avere sempre bisogno della competizione, dello scontro e di dimostrare la propria forza. Eppure, se l'intelligenza ci distingue dall'istinto primitivo, dovrebbe anche insegnarci a dominarlo, anziché alimentarlo. Le regole sono nate proprio per questo: per porre un limite a quell'impulso di sopraffazione alimentato dall'ego, trasformando l'istinto in un confronto etico e disciplinato. Nelle varie discipline sportive esistono confini precisi per esprimere al meglio la contesa, mentre le arti marziali vengono spesso trascinate verso una deriva opposta. Assistiamo così a un fenomeno in cui si riducono le regole a favore dello spettacolo, ricercando il sangue e la sofferenza quasi fossero la misura del valore di un uomo. Questa deriva interroga profondamente la nostra società. Già nella storia la violenza è stata mutata in spettacolo, come accadeva nelle arene dell'antica Roma di fronte al sangue e alla morte. L'abitudine all'esposizione violenta rischia di normalizzarla: ciò che dapprima sconvolge, col tempo si finisce per accettare, smussando la sensibilità dell'animo anche di fronte alle ingiustizie. Viviamo oggi un paradosso evidente: molti giovani si dichiarano contrari alla guerra e alla violenza reale, eppure tributano grandi consensi a forme di violenza spettacolarizzata. Una società che si assuefà alla violenza finisce inevitabilmente per considerarla ineluttabile. La vera arte marziale dovrebbe invece insegnare la responsabilità e il rispetto del limite. Non mira a colpire con forza cieca, bensì a colpire con forza calibrata nelle parti consentite e dentro le dovute regole di salvaguardia del corpo umano; impara a comprendere i propri confini, non per dominare gli altri, ma per dominare se stessi, poiché ogni vera vittoria comincia dal governo di sé. Per me il guerriero non è colui che cerca costantemente un nemico, ma colui che affronta la vita ogni giorno, protegge chi ama, combatte contro le proprie paure e cerca di non assomigliare a chi agisce scorrettamente. Essere buoni non significa tuttavia accettare passivamente il male o credere che la sofferenza sia una virtù in sé. Per questo il simbolo della mia Via è una croce spezzata: nessun essere umano ha il diritto di metterne un altro in croce, e quando essa rappresenta l'ingiustizia, va spezzata. Spezzarla non significa però cedere alla violenza, bensì opporvisi con giusta proporzione, senza trasformarsi in ciò che si combatte, poiché quando la reazione perde ogni limite cessa di essere forza e diviene brutalità. In questo si svela il senso della Lama e della Piuma. La lama incarna il coraggio, la determinazione e la difesa del giusto; la piuma custodisce la sensibilità, la comprensione e quella dimensione poetica senza la quale la forza si svuota. Esistere solo di lama conduce alla distruzione; esistere solo di piuma priva della forza necessaria alla difesa di ciò che si ama. Il vero percorso di crescita risiede nell'equilibrarle entrambe: essere guerrieri senza perdere la capacità di commuoversi davanti a un fiore, essere forti senza doverlo dimostrare continuamente, saper combattere senza amare il combattimento e possedere una lama scegliendo, quando possibile, di non usarla. La vera vittoria non consiste nel prevalere su un altro uomo, bensì nel vincere ogni giorno qualcosa dentro se stessi, affinché la parte più antica e violenta non prenda il sopravvento sulla coscienza. L'evoluzione umana non si misura sull'abilità nel combattimento, ma sulla saggezza di comprendere quando esso sia inevitabile e quando, invece, la vittoria più alta coincida con il non combattere affatto.

La Via del Guerriero Interiore

La vera arte marziale dovrebbe invece insegnare la responsabilità e il rispetto del limite. Non mira a colpire con forza cieca, bensì a colpire con forza calibrata nelle parti consentite e dentro le dovute regole di salvaguardia del corpo umano; impara a comprendere i propri confini, non per dominare gli altri, ma per dominare se stessi, poiché ogni vera vittoria comincia dal governo di sé. Per me il guerriero non è colui che cerca costantemente un nemico, ma colui che affronta la vita ogni giorno, protegge chi ama, combatte contro le proprie paure e cerca di non assomigliare a chi agisce scorrettamente.

Essere buoni non significa tuttavia accettare passivamente il male o credere che la sofferenza sia una virtù in sé. Per questo il simbolo della mia Via è una croce spezzata: nessun essere umano ha il diritto di metterne un altro in croce, e quando essa rappresenta l'ingiustizia, va spezzata. Spezzarla non significa però cedere alla violenza, bensì opporvisi con giusta proporzione, senza trasformarsi in ciò che si combatte, poiché quando la reazione perde ogni limite cessa di essere forza e diviene brutalità.

I veri combattenti hanno bisogno di regole che tengano conto dell'evoluzione dell'animalesco comportamento dell'uomo, indicandogli la via spirituale che mette loro a contatto con le profonde ataviche incomprensioni, dissolvendole alla luce della consapevolezza. Nella scuola il combattimento è inteso come meditazione in movimento, che ci permette di entrare in rapporto profondo con il nostro inconscio, cosicché si possa comprendere e usare come libro maestro della nostra storia nascosta e sconosciuta. Questo permette di mettere in atto un meticoloso e approfondito studio sugli istinti primordiali per la liberazione dalle nostre inconsce paure, le quali svaniranno al loro risveglio alla luce della consapevolezza.

La Lama, la Piuma e il Vuoto

In questo si svela il senso della Lama e della Piuma. La lama incarna il coraggio, la determinazione e la difesa del giusto; la piuma custodisce la sensibilità, la comprensione e quella dimensione poetica senza la quale la forza si svuota. Esistere solo di lama conduce alla distruzione; esistere solo di piuma priva della forza necessaria alla difesa di ciò che si ama.

Il vero percorso di crescita risiede nell'equilibrarli entrambe: essere guerrieri senza perdere la capacità di commuoversi davanti a un fiore, essere forti senza doverlo dimostrare continuamente, saper combattere senza amare il combattimento e possedere una lama scegliendo, quando possibile, di non usarla. La vera vittoria non consiste nel prevalere su un altro uomo, bensì nel vincere ogni giorno qualcosa dentro se stessi, affinché la parte più antica e violenta non prenda il sopravvento sulla coscienza. L'evoluzione umana non si misura sull'abilità nel combattimento, ma sulla saggezza di comprendere quando esso sia inevitabile e quando, invece, la vittoria più alta coincida con il non combattere affatto.

Con il completamento di questo percorso, avrà inizio l’ultimo combattimento in campo aperto con il nemico più agguerrito: “Il nostro ego”.

Nel cammino delle mie riflessioni incontro me stesso, dove la lama recide l'illusione e la piuma accoglie il silenzio.

L'anima cammina nel vuoto generativo, libera dal riflesso che zoppica nel mondo.

Maestro Sognatore: Viandante nel Cammino Interiore Allievo del proprio Sentiero.


Canale YouTube della Scuola Marziale "Il Sentiero":

https://www.youtube.com/channel/UCmgSPOHqpLA25x07NdA5XlA/videos


Pagina Facebook della Scuola Marziale "Il Sentiero": 

https://www.facebook.com/Giovannikenpojujitsuda/


Storia del Nippon Kempo in Italia

 https://en.wikipedia.org/wiki/Nippon_Kempo 


sabato 1 giugno 2013

STORIA DEL NIPPON KEMPO IN ITALIA / Maestro Guccione



NIPPON KEMPO: STORIA DELLE SUE ORIGINI IN ITALIA.

Tutto ebbe inizio nel 1969 con l’incontro di due Maestri di Judo, il Maestro Armando Santambrogio e il Maestro giapponese Hota, che oltre allo Judo avevano praticato rispettivamente il Ju-jitsu e il Nippon Kempo, pur senza divenirne istruttori.
Quello stile, chiamato impropriamente Nippon Kempo e insegnato dai due maestri, era un buon metodo di combattimento, ma totalmente privo di kata e dell'uso della corazza, due cose che sono il fondamento del Nippon Kempo originale.
A ogni modo questo segnò l’inizio del Nippon Kempo in Italia, anche se in una versione ibrida.

N1978 il Maestro Santambrogio si recò in giappone per prendere i contatti con la federazione di Nippon Kempo Kyokai diretta dal Grand Master Ryonosuke Mori, fondatore della stessa nonché allievo diretto del fondatore del Nippon kempo, Grand Master Sawayama Masuro Muneomi.
Presi i contatti, nell’ottobre dello stesso anno la federazione giapponese inviò ufficialmente in Italia il giovane Maestro Toshio Koike, elegante nello stile ed eccellente combattente.

Con il Maestro Koike iniziò in Italia  la pratica del Nippon Kempo originale.

Il ritorno in giappone del Maestro Koike nel dicembre del 1979, corrispose anche alla fine dei rapporti tra il Maestro Giovanni Guccione, sostenitore del Nippon  Kempo originale e l’intero gruppo guidato dal Maestro Santambrogio, il quale aveva deciso di  chiudere i rapporti con il Nippon Kempo Giapponese per ritornare al suo vecchio metodo di kempo.

Nell’agosto 1980, la scelta del Maestro Giovanni Guccione di recarsi in Giappone dove fu ricevuto dal Gran Maestro Mori, sostenendo un esame di qualifica, fu fondamentale per il proseguimento del Nippon Kempo giapponese in Italia, poiché portò il Maestro Santambrogio a un ripensamento, e l’anno successivo mandò in Giappone il Maestro Daniele Sinigaglia, responsabile dell’insegnamento tecnico del Nippon Kempo del gruppo Fuji-yama, palestra del Maestro Santambrogio.

Nel 1982 Il Maestro Santambrogio fece arrivare in Italia il Maestro Tokumitsu, che insieme al Maestro Daniele Sinigaglia creò la struttura tecnica per le gare.

A seguire, sempre per merito del Maestro Santambrogio, venne in Italia il Maestro Nobuhiro che continuò con diligenza la via già tracciata dai due Maestri che lo avevano preceduto.

Possiamo affermare che il Maestro Santambrogio è stato l’indiscusso promotore del Nippon Kempo in Italia e in Francia, mentre l'insegnamento tecnico, dopo il ritorno del maestro Koike in Giappone, continuò con il maestro Giovanni Guccione e il maestro Daniele Sinigaglia, già istruttori dello stile precedente al Nippon Kempo originale. I due maestri per molti anni si dedicarono alla formazione di allenatori, istruttori e maestri.

Nel 1981 il Maestro Giovanni Guccione fondò ufficialmente in Italia la prima associazione di Nippon Kempo denominata: A.N.K.I. ( Associazione Nippon Kempo Italia ) “Sei Shin Kan”.
Mentre nel 1986 nacque l’A.I.N.K. (Associazione Italiana Nippon Kempo), fondata dal Maestro Armando Santambrogio.

Nel 1988 il Maestro Santambrogio uscì dall’A.I.N.K. e nello stesso anno entrò a farne parte il Maestro Giovanni Guccione che, in accordo con il Maestro Koike,  propose al consiglio direttivo dell’a.i.n.k. di traghettare la propria associazione nella Federazione Nippon Kempo Renmei Japan presieduta dal Maestro Inutsuka, Maestro a sua volta del Maestro Koike.

Fino al 1988, l’a.i.n.k. era affiliata alla Federazione Giapponese Kyokai, diretta dal Gran Maestro Ryonosuke Mori.

All’interno dell’A.I.N.K il Maestro Guccione ebbe l’incarico di presidente della commissione d’esame e di responsabile dei rapporti con la federazione Giapponese.

Il Maestro Daniele Sinigaglia fu primo direttore tecnico e rimase tale fino al 1994, anno in cui subentrò il Maestro Guccione che tenne la carica fino al 1996, anno della sua uscita dall’associazione. In seguito fu direttore tecnico il Maestro Giovanni Stefanuto.

Nel 2010 l’A.I.N.K. cambiò nome in F.I.N.K. ( Federazione Italiana Nippon Kempo ) e sempre nello stesso anno avvenne una scissione nella F.I.N.K., che portò alla nascita della FE.N.K. I. (Federazione Nippon Kempo Italia ).

Oggi la  F.I.N.K. ha come direttore tecnico il Maestro Giuliano Corso, mentre a dirigere la direzione tecnica della FE.N.K. I. è il Maestro Diego Borsani.

Oltre  alla F.I.N.K. e alla FE.N.K.I. che sono i due maggiori gruppi in Italia, vi sono altre realtà: l'A.R.N.K. che fa capo al  Maestro Francesco Faraone a Roma, affiliata alla federazione Kyokai di Tokyo, la Kyokai Italia Nippon Kempo United con il Maestro Dario Martin a Varese, e la scuola Fuji-yama del Maestro Armando Santambrogio dove ebbe inizio il Nippon Kempo in Italia.

 













mercoledì 29 maggio 2013

SALUTO E FORME DI RISPETTO NEL KENPO JU-JITSU D.A.






 Motti della Scuola 
ISTINTO E RAGIONE UNITI PER CRESCERE
VI SONO MOMENTI IN CUI NELLA VITA COME NELLA LOTTA,
L’AIUTO VIENE SOLO DA TE STESSO

IL CERCHIO DEL RISPETTO E DELLA CONDIVISIONE

NEL KENPO JU-JITSU D.A.

SALUTO E PREDISPOSIZIONE DI INIZIO E FINE LEZIONE

Si inizia la lezione invitando a prepararsi per il saluto: l’allievo di grado più avanzato (Senpai) 

dà l'ordine:

«Scendiamo in ginocchio.»

Prosegue dicendo:

«Chiudiamo gli occhi ed entriamo in noi stessi.» (Segue un momento di silenzio e raccoglimento)

Continuerà con l'ordine:

«Aprite gli occhi.»

Prosegue dicendo:

«Ringraziamo il Maestro.»

Gli allievi fanno un inchino dicendo:

«Per crescere.»

Il Maestro risponde:

«Tutti insieme.»

Gli allievi, facendo un inchino, risponderanno in coro:

«Grazie.»

Il Maestro concluderà dicendo:

«Grazie a voi per essere qui.»

Alla fine della pratica si ripete esattamente lo stesso rituale e protocollo dell'inizio.

                                              REGOLE DI RISPETTO NEL DOJO

  • Tra compagni: Il saluto tra due compagni si farà stringendo l'avambraccio l'uno dell'altro, dicendo: «Per crescere».

  • Verso il Maestro: Ci si rivolgerà al Maestro semplicemente con l'appellativo di Maestro.

  • Ingresso del Maestro: Tutti gli allievi, vedendo entrare il Maestro nel luogo d'allenamento, diranno in coro: «Per crescere». Il Maestro risponderà: «Tutti insieme».

Significato: Questo scambio di cortesia stabilisce un patto di rispetto reciproco, umiltà e condivisione dell'obiettivo di crescita interiore.

                                  SPIEGAZIONI: IL DOJO-KUN E IL SENTIERO INTERIORE

Il Dojo-Kun rappresenta i precetti e le regole di condotta del Dojo: il suo codice etico.

Il Dojo è il luogo in cui si compie la Via, uno spazio sacro di trasformazione. Per comprenderne la vera essenza, bisogna scomporre i suoi elementi fondamentali:

  • Do: La Via. È il percorso esistenziale e spirituale che il praticante percorre per realizzare sé stesso. Non è un traguardo materiale, ma il movimento continuo della vita che cerca la propria autenticità.

  • Jo: Il Luogo. È lo spazio delimitato e protetto in cui la pratica si manifesta: il perimetro fisico e mentale dove ci si incontra per lasciare fuori il rumore del mondo.

  • Kun: Il Precetto, l'insegnamento. Incarna la regola del giusto comportamento che arricchisce il percorso interiore. È l’insegnamento profondo che guida i passi del praticante verso la realizzazione.

Il Kun agisce in profondità e si riflette perfettamente nel concetto della Scuola Marziale "Il Sentiero": quello della lama e della piuma, ovvero nella poesia del cuore del guerriero.

  • Il rigore del Kun è la lama che recide l'illusione: taglia ciò che non appartiene all'autenticità e libera l'individuo dall’immagine illusoria di sé. In questo modo il Kun, come precetto del giusto comportamento, diventa il respiro stesso del cammino interiore.

  • La piuma, morbida e leggera, accoglie il silenzio e accarezza la poesia del cuore, portando la leggerezza del vento e la dolcezza dell'ascolto nel vuoto generativo.

             Tre concetti fondamentali guidano il protocollo del Dojo: Rei, Mokuso e Zanshin.

Sono termini della tradizione marziale giapponese, accolti dalla Scuola Marziale "Il Sentiero" e racchiusi nel motto "Insieme per crescere":

  • Rei: Il rispetto e l'etichetta, che si esprimono nel saluto e nell'inchino.

  • Mokuso: Il silenzio e la meditazione, che ci permettono di entrare in noi stessi a occhi chiusi.

  • Zanshin: La consapevolezza vigile, che resta con noi dopo il saluto, durante tutta la lezione, e che portiamo con noi nel quotidiano vivere.







martedì 14 maggio 2013

KENPO JU-JITSU D.A. DEFINIZIONE CARATTERISTICHE E FILOSOFIA DELLO STILE






Motti della Scuola

ISTINTO E RAGIONE UNITI PER CRESCERE
VI SONO MOMENTI IN CUI NELLA VITA COME NELLA LOTTA,
L’AIUTO VIENE SOLO DA TE STESSO

DEFINIZIONE E FILOSOFIA DELLO STILE KENPO JU-JITSU D.A.


Per il mio metodo di Kenpo Ju-jitsu d.a., ho scelto di onorare le due arti marziali tradizionali che più di altre mi hanno donato la conoscenza, offrendomi la possibilità di crescere in questa via.

La scelta del nome Kenpo è stata dettata innanzitutto dal mio sentimento personale, poiché mi accompagna fin dal mio esordio nel mondo delle arti marziali. A questo si unisce l’adozione del termine Ju-jitsu, in profondo omaggio alla disciplina madre di ogni combattimento totale a mani nude in Giappone, colei che ha aperto la via al moderno Nippon Kenpo.

Vi è infine una radice che affonda lontano, nei primi cinque anni del mio percorso marziale, quando praticai una forma di Ju-jitsu tramandata da un maestro di Judo che, tuttavia, la chiamava impropriamente “Nippon Kempo”, molto prima che il Nippon Kempo originale arrivasse ufficialmente in Italia.

A questo binomio ho aggiunto “D.A.” (Dentro l’Avversario), un mio personale concetto, creando così un’Anima a sostegno dell’Arte marziale della mia scuola.

Con “Dentro l’Avversario” s’intende essere uno con l’altro, capaci così di portare l’attenzione minuziosa al cambiamento delle variabili psicologiche e strategiche per averne il controllo prima e durante l’impatto.

L’atteggiamento da adottare durante un combattimento consiste nel distaccarsi dalle proiezioni della mente dell’avversario, in modo tale che il subconscio di chi ci sta di fronte non avverta il pericolo e non si predisponga all’azione difensiva o aggressiva.

Concetto Dentro l’avversario: L’Architettura del Silenzio e del Movimento

La Soglia della Mente

Il primo livello del motto, “essere dentro l’avversario con la mente”, è un fenomeno di risonanza percettiva. Quando l’avversario concede la sua attenzione, si apre una porta sottile: si crea un ponte dove le barriere dell’ego e della difesa razionale si abbassano. Ma se l’avversario nega questa attenzione, perché chiuso nella sua strategia, distratto o fortemente razionale, diventa impenetrabile e quel ponte crolla. Quando la mente incontra questo muro, il cammino non si interrompe; semplicemente, si sposta su un piano più profondo, dove le parole tacciono e parlano le radici.

Il Richiamo Primordiale

Oltre l’attenzione razionale, vi è il suono e l’attrazione del movimento del corpo sia in positivo che in negativo. Per questo, quando la via della mente cosciente è sbarrata dall’assenza di attenzione, non vi è arresto: si scende alle radici della biologia.

I suoni primordiali di paura e piacere non hanno bisogno di traduzione intellettuale: un movimento o un suono emesso dal corpo toccano corde ancestrali prima che la mente possa filtrare l’informazione. Tali vibrazioni eludono la barriera dell’attenzione volontaria, e anche chi non guarda o non ascolta con intenzione riceve il richiamo nel profondo del proprio sistema nervoso, offrendo un appiglio invisibile per agganciare l’avversario. Agganciare l’avversario nell’invisibile è tuttavia solo l’inizio: per compiere l’opera e volgere lo scontro a proprio favore, occorre che la percezione si faccia azione fisica, traducendosi nel controllo totale del tempo e dello spazio.

Il Corpo come Timone: L’Anticipo e la Guida.

Entrare dentro l’avversario significa governarne la direzione nel combattimento, trasformando la fusione in vittoria. Nessuna guida è possibile senza competenza: è necessario possedere lo stesso patrimonio di tecniche di lotta dell’altro, parlando la sua stessa lingua corporea con pari o superiore padronanza. Per dirigere l’avversario dove vogliamo, non basta seguirlo, perché il nostro movimento deve precedere il suo. Essere costantemente in anticipo sul tempo biologico e spaziale dell’avversario significa diventare l’autore invisibile della sua stessa mossa, costringendolo a inseguire un’ombra che lo ha già preceduto.

拳法 Kenpo “ ken” (pugno ) “ po “ ( metodo, sistema ).

柔術 Ju-Jutsu “Jū” flessibile, cedevole, morbido, adattabile).

“Jutsu” ( arte, tecnica , pratica ).

D.A. (dentro l’avversario)

In occidente, le parole Kenpo e Ju-Jutsu hanno comunemente la traslitterazione in Kempo e Ju-Jitsu.

Nel Kenpo Ju-jitsu D.A., sono compresi sia il combattimento disarmato sia quello armato/disarmato e la difesa personale.

Il combattimento disarmato è frutto in prevalenza dei due stili sopra citati, mentre per quanto riguarda l’uso delle armi bianche (coltello e bastone) nel Kenpo Ju-jitsu D.A., poggia parte della sua base nell’Arnis de Mano – Kali – Sakaran.

Metodo insegnato dal Gran Maestro Jun Matagai, da me adattato alla mia visione di combattimento.

Per valutarne la validità e l’efficacia, nel 1997 ho fondato un metodo di combattimento sportivo, armato e disarmato, chiamato inizialmente Kenpo c.i.a.d., modificato poi in Kenpo Ju-Jitsu D.A.

metodo c.i.a.d. (combattimento integrale armato- disarmato).


Regolamento delle 3 forme di combattimento sportivo con regole differenti

1° forma disarmata di combattimento / Nippon Kenpo Evolution 

Il Nippon Kenpo Evolution, comprende un combattimento disarmato con protezione al viso, guantoni, para tibie e scarpette.

Il Nippon Kenpo Evolution si distingue dal Nippon Kenpo originale grazie alla definizione di un regolamento di competizione diverso che evidenzia la validità tecnica delle tecniche consentite, oltre ad autorizzare l’utilizzo di tecniche che sono considerate proibite nel Nippon Kenpo tradizionale.

In questa evoluzione, oltre ai colpi ammassi nel tradizionale Nippon Kenpo di pugni di calci, di ginocchio, di proiezioni, lotta a corpo a corpo sia in piedi sia a terra, bloccaggi e finalizzazioni, sono ammessi anche calci circolari alle gambe e il colpo di gomito. Il combattimento si svolge con la sola protezione al viso, eliminando il corpetto a protezione del gusto. Il conteggio per l’assegnazione della vittoria sarà quello dell’ ippon (punto) con l’arresto del combattimento per l’assegnazione di ogni punto come nel tradizionale Nippon kenpo. Il combattimento si svolgerà nei 3 minuti e la vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti. L’incontro potrà avere termine immediato proclamando la vittoria nel caso di bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi. 

2° forma disarmata di combattimento / Kenpo Ju-jitsu D.A. Consiste in un combattimento totale, con regole di gara a pieno contatto, l’ausilio di caschetto a protezione del viso, piccoli guanti che consentono la presa, para tibie e scarpe facoltativo.

Comprende colpi di percussione, di pugno, di ginocchio, di gomito e di calcio sia in piedi sia a terra, proiezioni, lotta a corpo a corpo sia in piedi sia a terra, bloccaggi e finalizzazioni.

Il combattimento si svolge in due riprese, la prima da 3 minuti, e la seconda da 4 minuti.

La seconda ripresa si svolgerà con un combattente che userà la totalità dei colpi, mentre l’altro potrà solamente combattere a corpo a corpo, dopo 2 minuti si farà il cambio di ruolo.

La vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti.

Il combattimento sarà fermato solo per bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi.

In questi casi l’incontro avrà termine immediato proclamando il vincitore.

3° forma armata / disarmata di combattimento Kenpo Ju-jitsu D.A.

Questo tipo di combattimento totale armato / disarmato, aggiunge al combattimento disarmato quella di colpire anche con le armi.

Si svolge in quattro riprese.

1) combattimento con aggiunta di bastone 3 minuti

2) combattimento con aggiunta di coltello 3 minuti

3) combattimento con aggiunta di bastone contro disarmato 4 minuti con cambio di ruolo

4) combattimento con aggiunta di coltello contro disarmato 4 minuti con cambio di ruolo

Il combattimento si svolgerà in riprese da ¾ minuti e la vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti.

Il combattimento sarà fermato solo per bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi.

In questi casi l’incontro avrà termine immediato proclamando il vincitore.

La scuola vede la protezione del viso con la maschera come una buona opportunità che fa si, che si possa combattere duramente e nello stesso tempo non venga a meno la possibilità di continuare ad allenarsi duramente e con continuità.

La scuola condivide il vecchio adagio secondo cui “gli occhi sono lo specchio dell’anima” e che il volto su cui si riflettono gli eventi della vita, rappresenti l’espressione esteriore delle esperienze nel mondo.

Per questo, per quanto possibile, si ritiene buona cosa l’aver riguardo per il viso proteggendolo con le dovute protezioni.

La scuola ritiene altresì che, sia giusto e doveroso mettere a rischio la frattura dello specchio della nostra Anima quando dovesse essere minacciata la nostra stessa Anima dell’esperienza di giustizia e libertà.

Proprio per questa tutela della dignità umana e della vita, la pratica non si esaurisce sul tatami, ma diventa specchio di una ricerca interiore più profonda…

Le arti marziali, oltre alla competizione agonistica, hanno come obiettivo l’equilibrio e la trasformazione interiore. Rappresentano uno stile di vita e una filosofia che indicano la via da seguire. Attraverso la pratica, è possibile aumentare la propria autostima, la capacità di gestire le situazioni difficili, la forza di volontà e il controllo delle emozioni. Grazie alla combinazione di esercizio fisico, respiratorio, mentale e spirituale, le arti marziali sono tra le migliori discipline che armonizzano mente e corpo.

Le arti marziali orientali che seguono l’insegnamento psicologico tradizionale, si distinguono per la loro maggiore flessibilità rispetto alle arti marziali Occidentali, che invece sono più aggressive. Nelle arti marziali orientali, l’obiettivo è quello di colpire il nemico con la massima precisione, mentre il pensiero occidentale concentra il focus più sulla preparazione fisica e potenza del colpo. Ciò implica che le tecniche orientali richiedono una maggiore capacità di apprendimento e una costante esercitazione.

Sarà nell’attenzione della scuola quello di porsi come faro guida per la salvaguardia di quelle radici che vedono le Arti Marziali come percorso formativo e spirituale dell’individuo.

FILOSOFIA DEL COMBATTIMENTO E DIFESA PERSONALE NEL KENPO JU-JITSU D.A.

Le Tre Sorelle “ Filosofia, Realtà e Fantasia”

Nel combattimento, l’attimo vincente pregno della più oggettiva realtà, non potrà che divenir illusione dopo meno di un attimo, poiché la realtà non è depositaria, è fuggente, è apparenza in trasformazione continua, spesso, costruita ad arte dalla nostra mente che con noi gioca illudendoci di tangibili verità. 

Poiché non esiste un’oggettiva realtà; il combattimento potrà trovare la sua massima espressione solo in una continua ricerca di maestria nell’adattamento. Meta raggiungibile solo da chi dopo aver compreso l’importanza della funzione dell’inconscio nel combattimento, diverrà, non solo capace di comprendere il proprio inconscio, ma anche quello dei suoi avversari.

La dedizione alla più profonda conoscenza di se stessi sarà decisiva in quello che sarà l’ultimo combattimento, quello con il nostro nemico più agguerrito: “Il nostro Io”, patrigno e carceriere. Giunti a quel punto, dovremmo già aver forgiato il Nobile e Saggio Guerriero che è in noi, e che percorrendo l’illuminata Via trasformerà il presuntuoso “EGO” in un buon compagno di viaggio, aprendo così la porta della comprensione verso l’abbraccio con la misteriosa enigmatica madre natura che sull’uscio con la porta socchiusa e il focolaio acceso amorevole ci attende.

Per viaggiare sereni verso la meta, non basta conoscere una sola via, occorre anche aver saggiamente speso del tempo per una buona conoscenza di tutto il territorio, poiché l’imprevedibile si può trovare dietro l’angolo. La cosa importante è cercare di camminare sempre più su percorsi condivisi dalla nostra Anima, mettendo la nostra impronta sempre più leggera lungo il percorso della vita.

Il mio pensiero è di non condividere i combattimenti privi di un minimo di regole a tutela degli atleti. Le forme di lotta estrema priva di regole possono facilmente diventare un giocattolo nelle mani dell’ego, “re dell’inganno”, che regala piaceri effimeri in quantità. A sostegno di questa posizione vi è il fondamento etico e morale che vede l’uomo in una continua evoluzione rispetto alla primitiva natura animalesca, avendo saputo darsi regole da rispettare. Se nella via del combattente non vi è la parte spirituale a cogliere i frutti, saranno solo le primitive illusioni di onnipotenza sull’altro a prevalere.

Difesa Personale Kenpo Ju-Jitsu D.A. Metodo C.I.A.D. (Combattimento Integrale Armato Disarmato)

Entrare nell'avversario significa dissolvere la distanza tra il pericolo e la consapevolezza. La nostra via unisce l'efficacia del combattimento a pieno contatto per una difesa personale a salvaguardia dell’incolumità e alla crescita interiore dell'individuo, trasformando l'arte marziale in una linfa di pura energia che cavalca il soffio leggero del respiro.

L’onestà prima di tutto: la realtà contro l'illusione

Nella difesa personale intesa solo come protezione della propria incolumità fisica, il risultato è incerto anche per un campione del mondo di combattimento libero, questo perché la realtà è imprevedibile e soggettiva. Resta il fatto che è sempre meglio conoscere delle tecniche di difesa personale che esserne totalmente digiuni. Questa è l’unica vera onestà: nessuno può garantire miracoli sul campo, ma essere preparati fa l’intera differenza tra la vita e la morte. Per apprendere quest’arte non esistono scorciatoie o formule magiche: bisogna dedicare il tempo necessario e impegnarsi con costanza.

Nella difesa personale che simula la realtà, l'onestà viene prima di tutto. Sapere è sempre meglio che non sapere: essere preparati fa la differenza, non esistono scorciatoie, e alla fine sarà quel che sarà.

Sulla base di attenti studi sulla psicologia del comportamento umano e dopo uno scrupoloso studio per l’immediato controllo dell’aggressore, ho codificato un metodo di difesa personale a più livelli, caratterizzato dall'adattamento a situazioni e persone di diversa preparazione tecnica. Purtroppo oggi vi sono scuole che, non avendo nel programma il combattimento a contatto pieno, propongono tecniche poco efficaci nella realtà; l'errore è commesso anche da chi, pur avendo il contatto pieno, dà importanza solo alle gare.

Vi sono poi gli pseudo professionisti che, oltre a non aver mai avuto un reale scontro fisico, non hanno esperienza nei combattimenti sportivi. Ciò che non è chiaro è che il combattimento non è solo tecnica, ma conoscenza di sé stessi: significa mettersi in gioco affrontando, nel rispetto delle regole, un avversario che aggredisce con forza e determinazione. In uno scontro reale è ovviamente avvantaggiato chi ha aperto la bocca per mettere il paradenti e combattere, non chi lo ha fatto solo per parlare.

La logica del vero combattimento e l’inganno del disarmo accademico

Le maggiori difficoltà nell'insegnamento provengono da chi pensa che basti un semplice pugno, un calcio o una testata, e che niente si possa fare quando una coltellata arriva all'improvviso. Troppi istruttori si limitano al "gioco del disarmo", simulando un combattimento accademico dove l'aggressore si fa disarmare facilmente. Questa è una logica del tutto errata e puramente da laboratorio.

È stato ampiamente constatato nelle nostre competizioni sportive a pieno contatto che una persona disarmata, purché competente nell'arte del combattimento e conoscitrice di come si usa un'arma, possiede concrete possibilità di vincere contro un avversario armato. Senza questa profonda conoscenza, l'impresa sarebbe quasi impossibile.

Quando la vita è a rischio, la mente razionale si azzera e l’unica cosa che entra davvero in funzione è l’istinto di sopravvivenza primordiale. Se vieni assalito da una persona armata, un vero artista marziale non deve pensare a togliere l'arma come prima mossa geometrica: deve pensare a non farsi uccidere e a vincere. Prima si colpisce duramente l'avversario per neutralizzare la minaccia, e solo dopo, casomai, si toglie l'arma. Questa è la logica del vero combattimento.

La tecnica invisibile e l'atteggiamento mentale

Mentre chi impegna la vita praticando un'Arte dà intelligenza all'istinto, molti restano prigionieri del software creato dalla propria mente. La cosa più importante non è la tecnica in sé, ma l'atteggiamento mentale, che studia fattori strategici e psicologici profondi. Questa conoscenza è da me chiamata tecnica invisibile, perché ci si impadronisce dell'avversario senza che questi se ne renda conto. Lo scopo dell’allenamento non deve essere quello esclusivo di prepararsi allo scontro fisico, ma di liberarsi sempre più delle incomprensioni e delle paure inconsce per vivere meglio il quotidiano.

Il metodo Kenpo Ju-Jitsu D.A. si colloca tra i sistemi di combattimento più pragmatici, rifiutando la rigidità accademica per concentrarsi sulla sopravvivenza biologica. Il nostro sistema unisce:

  • Contatto reale e ritmo continuo: Gestione fluida sotto forte pressione di calci, pugni, proiezioni e lussazioni articolari.

  • Incolumità salvaguardata: Uso di protezioni specifiche per viso e testa (caschi con grata o visiera) per potersi colpire a pieno contatto, senza farsi male.

  • Difesa totale da armi: Strategie testate, dinamiche e applicabili contro aggressioni da bastone, coltello o oggetti improvvisati.

Obiettivo del corso e Programma di studio

Durante le lezioni simuleremo reali aggressioni per migliorare capacità psico-fisiche, reattività, doti intuitive e controllo di sé.

  1. Preparazione fisica.

  2. Prevenzione e valutazione di possibili situazioni a rischio.

  3. Esercizi di rilassamento e autocontrollo per l’atteggiamento psicologico nell’autodifesa.

  4. Conoscenza dei sistemi di persuasione per evitare lo scontro fisico.

  5. Coordinamento dell'energia tra corpo e mente per una risposta vincente.

  6. Tecniche di difesa personale e gestione delle armi (C.I.A.D.).

Conclusione

Non condivido i combattimenti privi di un minimo di regole a tutela degli atleti: le forme di lotta estrema possono facilmente diventare un giocattolo nelle mani dell’ego, “re dell’inganno”, regalando solo piaceri effimeri in quantità. Il nostro fondamento etico e morale vede l’uomo in una continua evoluzione rispetto alla primitiva natura animalesca, avendo saputo darsi regole da rispettare. Se nella via del combattente non vi è la parte spirituale a cogliere i frutti, saranno solo le primitive illusioni di onnipotenza sull'altro a prevalere.