ISTINTO E RAGIONE UNITI PER CRESCERE
VI SONO MOMENTI IN CUI NELLA VITA COME NELLA
LOTTA,
L’AIUTO VIENE SOLO DA TE
STESSO
NELLA SCUOLA MARZIALE “IL SENTIERO” KENPO JU-JITSU D.A. VI SONO PERCORSI DI COMBATTIMENTO SPORTIVO CON DIFFERENTI REGOLAMENTI DI GARA, SIA DISARMATO SIA CON ARMI BIANCHE. LE FORME DISARMATE SI SVOLGONO CON IL SOLO UTILIZZO DI GUANTI OPPURE CON GUANTI E CASCHETTO. MENTRE IL COMBATTIMENTO ARMATO SI SVOLGE ESCLUSIVAMENTE CON GUANTI E CASCHETTO. NELLA SCUOLA SI TERRANNO CORSI DI DIFESA PERSONALE D.A.,
ISTINTO E RAGIONE UNITI PER CRESCERE
VI SONO MOMENTI IN CUI NELLA VITA COME NELLA
LOTTA,
L’AIUTO VIENE SOLO DA TE
STESSO
GRADI E QUALIFICHE NEL JU-JITSU METODO KENPO D.A.
Nel Kenpo Ju-jitsu D.A. stile di Arte Marziale da me fondato, si praticano forme di combattimento totale sia disarmato sia con armi bianche.
Per il riconoscimento delle qualifiche nel Kenpo Ju-jitsu D.A., ho mantenuto il tradizionale sistema di valutazione da 1 a 10 e ho posizionato il mio posto
all’8° livello (Dan), con l'impegno di continuare con dedizione a lavorare per espandere la mia comprensione.
Il 10° livello (Dan), l’ho ritengo di natura spirituale, poiché essendo il livello massimo e di conseguenza la perfezione, non appartiene a questo mondo.
Poiché il Nippon Kenpo sta alla base del combattimento disarmato del Kenpo Ju-jitsu D.A., per ogni grado ottenuto nel Kenpo Ju-jitsu D.A. la scuola riconoscerà i pari grado di Nippon kenpo Evolution.
Nella fase dello studio iniziale gli studenti saranno collocati in una scala a salire di gradi da 1 a 3 con la cintura bianca, verde e marrone.
Da 1° Dan (livello) a 9° Dan. Con cintata nera
1° Dan ( Livello )
2° Dan (Livello): possibilità di aspirante Istruttore
3° Dan (Livello): possibilità di Istruttore
4° Dan (Livello): Istruttore superiore
5° Dan (Livello): Maestro
6° Dan (Livello): Maestro
7° Dan (Livello): Gran Maestro
8° Dan (Livello): Gran Maestro superiore
9° Dan (Livello): Gran Maestro d’Armonia Marziale
10° Dan (Livello):…………………………………………………
Nella Scuola Marziale il "Sentiero", ogni grado che il maestro conferisce all'allievo è potenziale, non è per conoscenza o abilità già acquisite.
Non lo sarà fintantoché vivendo nel respiro di questo dono, non ne si comprenda il pieno valore.
Difesa Personale Kenpo Ju-jitsu D.A.
Nel percorso della scelta esclusiva di praticare la difesa personale, si potrà raggiungere al massimo il grado di 1° livello (Dan). Per i livelli superiori sarà necessaria la pratica del combattimento kenpo Ju-jitsu D.A.
Per gli Istruttori di Kenpo Ju-jitsu D.A. non sarà automatico il riconoscimento d’insegnante di Difesa Personale D.A. ma sarà richiesta la partecipazione a specifici corsi di approfondimento.
Per ogni superamento di Livello (Dan), oltre alla tecnica sarà considerato il bagaglio acquisito sulla strategia di combattimento e sulla filosofia della Scuola. (da non confondere con la messa insieme di belle parole senza “ANIMA”).
La qualifica di 7° Dan Gran Maestro e quelle a salire, saranno conferite solo a chi avrà saputo dimostrare con il comportamento del proprio vivere, la consapevolezza di aver maturato e iniziato il percorso di lotta per la distruzione del proprio “EGO”. L’io padrone e carceriere che limita lo sguardo dell’uomo alla punta delle proprie scarpe.
Per quanto sopra scritto, amo pensare che tutti i maestri, aldilà del livello raggiunto, oltre che all'analisi tecnica e strategica del combattimento, si dispongano sin dall’inizio all'introspezione di se stessi, condizione indispensabile per riconoscere la giusta Via che conduce verso casa, dove l'anima guerriera riposerà in piena armonia e comprensione.
Nomina delle qualifiche
Allo scopo di mantenere integra sia la filosofia sia la tecnica della scuola, nessuna qualifica di livello potrà essere rilasciata ad alcuno, senza prima aver richiesto e ottenuto privati colloqui e lezioni con il Maestro Fondatore o da chi da lui delegato a sostituirlo (delega scritta). Questo modo di procedere resterà regola negli anni, continuata da ogni capo scuola a succedersi.
Il capo scuola sarà designato direttamente dal Maestro Fondatore in vita, e in seguito a lui, dal consiglio dei Maestri tecnici (non politici).
Gli incontri per richiesta di qualifica saranno quantificati sulla base dei livelli richiesti, a discrezione del capo Scuola, da un minimo di 10 a un massimo di 30 incontri.
Il capo scuola in via eccezionale potrà rilasciare livelli di qualifica fino a 4° Dan senza l’approvazione della commissione d’esame.
La commissione d’esame potrà essere composta di un minimo di 3 a un massimo di 5 persone, uno di essi dovrà avere la qualifica minima di due livelli superiore all’esaminato, mentre gli altri potranno essere superiori di un solo livello.
Come Maestro fondatore, mi riservo la facoltà per la nomina di tutti i livelli, senza alcuna approvazione di commissione d’esame.
Per mantenere la qualifica di insegnanti di kenpo Ju-jitsu d.a., non basterà avere ottenuto il grado di istruttore o maestro, ma sarà d'obbligo, partecipare agli aggiornamenti tenuti ogni 6 mesi dal maestro fondatore o da chi dopo di lui sarà responsabile della trasmissione dello stile.
Il conferimento del titolo onorifico di Maestro di Kenpo Ju-jutsu d.a. e di Nippon Kenpo Evolution, esclude la possibilità di insegnare le suddette arti.
Nella Scuola Marziale "Il Sentiero", ogni grado conferito è basato sia sui meriti già ottenuti, sia sulla capacità di impegno a sperimentare e valorizzare il dono ricevuto.
SCUOLA MARZIALE “IL
SENTIERO” KENPO JU-JITSU D.A.
PERCORSO DI CRESCITA
INTERIORE
L’uomo insegue la libertà, ma non riesce a fare a meno dell’invito al banchetto dei potenti, alimentando così un sistema subdolo che uccide la libertà.
La proposta della scuola per elevare la crescita interiore è quella di camminare per intimi Sentieri.
Nella Scuola Marziale "il Sentiero", l'arte del combattimento è intesa non solo come tutela dell'incolumità personale, ma soprattutto come sviluppo della consapevolezza e dell'attenzione sociale nei confronti dell'oppressione dell'uomo.
La
Scuola, proprio per il suo percorso di sviluppo interiore, ha dato
vita al kenpo Ju-jitsu d.a. L'arte del combattimento, della difesa
personale e
dell'approfondimento
spirituale che, attraverso l'armonia tra istinto e ragione, farà sì
che l'ego diventi il miglior alleato nel processo della realizzazione
di sé stessi.
Il fine del percorrere pericolosi, stretti e sterrati Sentieri, è quello di perseguire la libertà dall’ignoranza, restando consapevoli che, per ottenere questa realizzazione, gli uomini dovrebbero miracolosamente ricevere l’illuminazione tutti nello stesso istante, cosa impossibile, che non potrà certamente accadere in questo nostro mondo.
Nel percorso vi sono lo studio e la pratica di diverse tecniche e metodologie che rendono possibile l’avvio verso un cammino di crescita interiore, mantenendo vivi quegli aspetti d’impegno e serietà proprie delle più nobili tradizioni della vita sociale, e dell’Arte della conoscenza come risultato sullo studio di noi stessi. Il percorso di lavoro si propone il fine ultimo di imparare a gioire, sia quando il nostro piede prova sollievo nel leggero sfiorare il cammino, sia quando si dovrà cavalcare la vita in tempesta.
Divenendo così, persone sempre più capaci di comprendere l’enigmatico mistero del tutto tramite l’esperimento di noi stessi.
Le tecniche e le metodologie oggetto di studio sono:
Un meticoloso studio del combattimento e della difesa personale intesi come meditazione in movimento che sposa l’istinto alla ragione, traendone il meritato frutto da offrire alla nostra cara amica Anima oltre che alla tutela della nostra e l’altrui incolumità.
Tecniche di respirazione e rilassamento indirizzate alla gestione dello stress.
La nobile Arte della “Meditazione nell’Armonia del silenzio”, che non richiede necessariamente l’aver praticato percorsi di lotta.
Base di conoscenza dei metodi di guarigione naturale.
Questi percorsi sono un viaggio verso la presa di coscienza di noi stessi e di conseguenza del lieto vivere nel cammino che conduce alla tanto attesa risata finale dovuta alla comprensione di quella che oggi è l’incomprensibile esistenza.
Definizione di Arte Marziale nella Scuola Marziale “il Sentiero”.
"L’arte" è una dimensione che va oltre il conosciuto, è la via che eleva l'uomo proiettandolo dal terreno agire al cammino che conduce all'armonia con la propria Anima.
"Marziale" è la primitiva brutale via del lottare che, quando portata ad arte, diventa un percorso di conoscenza che trasforma il male in virtù che accompagna l'uomo passo dopo passo lungo la via del bene.
FILOSOFIA DELLA SCUOLA
L'uomo ha dentro di sé il seme del dominio, per cui la via per ridurre questa primitiva follia è di non ceder terreno a quel seme.
La
scuola esclude lo studio del combattimento fine a se stesso, poiché
non potrà far altro che alimentare nell'uomo il piacere del dominio
sugli altri.
La
strategia dei cattivi maestri in tutti i campi dell'insegnamento è
di mantenere le energie dell'uomo esclusivamente legate all'istinto,
cosicché l'uomo non si evolva dalle sue primitive esigenze
animalesche e si possa addomesticare come si fa con gli animali da
compagnia.
Fin dai tempi che si ricordano, gli uomini più forti si sono impadroniti del potere trattando i popoli con meschina superiorità, questo implicava spesso il dover mettere in gioco la loro vita.
Oggi, l’uomo di potere, non solo non mette in gioco la propria vita ma cerca di non rischiare neppure un raffreddore, domina sugli uomini con strategie psicologiche, soggiogandoli con subdoli inganni. Il combattimento è una via d’esperienza che porta l’uomo verso la conoscenza del proprio inferno, e questa è buona cosa, se si diventa consapevoli che non è quella la meta, ma solo un passaggio d’esperienza e conoscenza per proseguire verso i profumi della vita.
Lo scopo della Scuola è di aiutare a entrare in un profondo rapporto con se stessi fino ad arrivare a comunicare con la parte più primitiva delle nostre cellule, poiché solo a quel punto ognuno di noi, rivivendo con giusta comprensione le sensazioni ed emozioni che risiedono in noi sin dall’inizio della nostra esistenza, potrà sentirsi libero e in armonia nel presente.
La scuola si propone perciò come primario obiettivo quello di penetrare la dura corazza che l’uomo si è creato sin dalle sue prime esistenze, quando il corpo dominava quasi totalmente sull’allora impaurita giovane mente.
L’incomprensione dell’esistenza, la paura e l’onnipotenza, sono stati il mezzo che hanno dato all’uomo sopravvivenza, giustizia e purtroppo ingiusto potere sui vinti. Il lavoro su noi stessi è la punta di diamante che penetrando ci permetterà di arrivare al centro dov’è custodito il tesoro, che non è altro che la giusta conoscenza e comprensione di noi stessi.
Purtroppo, nel corso dei millenni, molti si sono serviti della lotta e delle varie conoscenze per appagare i propri istinti, e non per conoscerli e canalizzarli verso il miglioramento della propria identità umana.
L’istinto, che ha come scopo quello di restare a guida vincendo sulla ragione, spesso sembra essere del tutto domato, ma quando meno te lo aspetti, ecco che si presenta e assume il comando.
Lo studio della lotta intesa come “Arte” capace di mettere a contatto con gli istinti primordiali, si presenta ai vertici tra i percorsi che conducono alla conoscenza profonda di noi stessi.
Il cammino ha inizio creando un buon rapporto con il nostro corpo e la nostra mente. Il passo successivo è poi quello di cogliere il giusto rapporto tra mente e corpo.
Si entra così in un profondo rapporto con gli istinti più bestiali e intrinseci nell’uomo, quelli dell’aggressività e del dominio sugli altri.
Prendere contatto con il primitivo è essenziale per capire chi siamo, l'importante è non rimanerne poi prigionieri pensando e ripetendosi continuamente di conoscere bene sia se stessi sia la via che si sta percorrendo.
Il pericolo è di finire per crederci e di conseguenza vivere nella follia di intravedere la perfezione o ancor peggio di essere al traguardo.
Una capacità che l’uomo ha e che non deve sprecare tenendo viva la fiammella, è quella di poter riflettere sulle possibilità d’errore nel valutare se stesso.
Per viaggiare sereni verso la meta, non basta conoscere una sola via, occorre anche aver saggiamente speso del tempo per una buona conoscenza di tutto il territorio, poiché l’imprevedibile si può trovare dietro l’angolo. La cosa importante è cercare di camminare sempre più su percorsi condivisi dalla nostra Anima, mettendo la nostra impronta sempre più leggera lungo il percorso della vita.
Solo l’amore lungo la via per la verità ci potrà guidare verso il livello successivo, che è quello della conoscenza e della trascendenza, percorso che più che indagato va vissuto di momento in momento.
ETICA E COMBATTIMENTO
A nulla servono forme di combattimento privi di regole per dare valore all'uomo, poiché una volta sconfitto l'avversario, magari creandogli limitazioni permanenti, si sarà solo vittoriosi di un confronto primitivo, ma sconfitti nel processo lungo il quale si crea una migliore realtà da regalare alla misteriosa madre natura per averci dato il più grande dei doni che si possa avere, “l’intelligenza”.
L’altra faccia della medaglia è quella che, si farà il gioco di quanti disumanamente controllano l'uomo come fosse un burattino in tutti i suoi aspetti quotidiani.
Inoltre, ciò significa che il fatto che l'uomo per darsi valore debba vincere sul suo avversario con regole troppo permissive, oltre ad essere un'assurdità, non fa altro che mettere in ridicolo chi si presta a questo gioco, poiché i veri vincitori non sono quelli che si affrontano in brutali combattimenti, ma quelli che meschinamente in maniera subdola dominano sulla vita sociale delle persone, ridendo dei campioni del niente.
I veri combattenti hanno bisogno di regole che tengano conto dell'evoluzione dell'animalesco comportamento dell'uomo, indicandogli la via spirituale che mette loro a contatto con le profonde ataviche incomprensioni, dissolvendole alla luce della consapevolezza.
Nella scuola il combattimento è inteso come meditazione in movimento, che ci permette di entrare in rapporto profondo con il nostro inconscio, cosicché si possa comprendere e usare come libro maestro della nostra storia nascosta e sconosciuta.
Questo permette di mettere in atto un meticoloso e approfondito studio sugli istinti primordiali per la liberazione dalle nostre inconsce paure, le quali svaniranno al loro risveglio alla luce della consapevolezza.
Con il completamento di questo percorso, avrà inizio l’ultimo combattimento in campo aperto con il nemico più agguerrito: “Il nostro EGO”.
La Scuola Marziale “il Sentiero”, come Percorso di Crescita Interiore col fine spirituale, si propone come solida via per la ricerca di questo tesoro.
Possiamo affermare che il Maestro Santambrogio è
stato l’indiscusso promotore del Nippon Kempo in Italia e in Francia, mentre l'insegnamento tecnico, dopo il ritorno del
maestro Koike in Giappone, continuò con il maestro Giovanni Guccione e il
maestro Daniele Sinigaglia, già istruttori dello stile precedente al Nippon
Kempo originale. I due maestri per molti
anni si dedicarono alla formazione di allenatori, istruttori e maestri.
Oggi la
F.I.N.K. ha come direttore tecnico il Maestro Giuliano Corso, mentre a
dirigere la direzione tecnica della FE.N.K. I. è il Maestro Diego Borsani.
Oltre alla F.I.N.K. e alla FE.N.K.I. che sono
i due maggiori gruppi in Italia, vi sono altre realtà: l'A.R.N.K. che fa capo
al Maestro Francesco Faraone a Roma, affiliata alla federazione Kyokai di
Tokyo, la Kyokai Italia Nippon Kempo United con il Maestro Dario Martin a
Varese, e la scuola Fuji-yama del Maestro Armando Santambrogio dove ebbe inizio
il Nippon Kempo in Italia.
FORMA DI RISPETTO NEL KENPO JU-JITSU D.A.
Nella tradizione giapponese, il luogo d'allenamento fisico e dell'apprendimento spirituale, dove i praticanti di Arti Marziali percorrono la via che conduce alla realizzazione di se stessi in osservanza delle regole e nel rispetto reciproco è il
"Dojo Kun" do - via, percorso jo - luogo kun - regola, dovere
SI INIZIERÀ LA LEZIONE INVITANDO A PREPARARSI PER IL SALUTO
Il Maestro proseguirà dicendo: Vi ringrazio per essere qui
Tutti gli allievi risponderanno: Per crescere
Il Maestro dirà: Insieme voi
Tutti gli allievi risponderanno: Grazie
Il Maestro cocluderà dicendo: Grazie a voi
IL saluto si farà sia all’inizio della lezione sia alla fine.
Il saluto tra due compagni sarà fatto stringendo l’avambraccio l’uno dell’altro
dicendo: Per crescere
Ci si rivolgerà al Maestro semplicemente con appellativo di Maestro.
Tutti gli allievi, vedendo entrare il Maestro in luogo d’allenamento, diranno in coro:
Per crescere
Il Maestro risponderà Tutti insieme
DEFINIZIONE E FILOSOFIA DELLO STILE KENPO JU-JITSU D.A.
Per il mio metodo di Kenpo Ju-jitsu d.a., ho scelto di onorare le due tradizionali Arti Marziali che più di altre mi hanno dato la conoscenza e quindi la possibilità di crescere
in questa via.
In qualità di Maestro di Nippon Kenpo, ho deciso di adottare il termine Ju-jitsu, poiché è da questa disciplina che è derivato il moderno metodo di combattimento denominato Nippon Kenpo. Inoltre, nei primi cinque anni del mio percorso marziale, ho praticato una forma di Ju-jitsu impropriamente chiamata "Kenpo".
Mentre la scelta del nome Kenpo è stata dettata dal mio sentimento personale, poiché mi accompagna fin dal mio esordio nel mondo delle arti marziali.
A questo binomio ho aggiunto il mio personale concetto “D.A.” (dentro l’avversario), dando così vita allo stile kenpo Ju-jitsu D.A.
Alcuni concetti strategici nel combattimento di Kenpo Ju-jitsu d.a.
“Percepire nell’avversario la pausa mentale, sia quella tra due momenti distinti dell'attenzione, sia quella dovuta al pensiero preparatorio di attacco, potendo così anticipare e contrattaccare prima dell’attacco fisico dell’avversario”.
“Mostrare all'avversario un momento di incertezza nell’agire, e agire approfittando del chiacchiericcio della sua mente”.
“Percepire l'intenzione d’attacco dell'avversario, in modo da poter controllare la situazione e deviare la forza indebolendolo gradualmente fino ad averne il totale controllo”.
“Provocare l'avversario facendo in modo che indirizzi il colpo d’attacco su un punto preciso del nostro corpo, potendo così reagire di conseguenza con sicurezza di vantaggio”.
L’atteggiamento da adottare durante un combattimento consiste nel distaccarsi dal gioco delle menti, in modo tale che, il subconscio dell’avversario non si senta in pericolo e predisposto all'azione.
Il concetto da me coniato “D.A.” (dentro l’Avversario), è l'anima del percorso strategico e filosofico della Scuola, nonché pozzo inesauribile per i miei studi, e ha come scopo quello di ricercare e valorizzare il dono che ognuno di noi ha di conoscersi sperimentandosi nell’altro.
Con “Dentro l’Avversario” s’intende essere uno con l’altro, capaci così di portare l’attenzione minuziosa al cambiamento delle variabili psicologiche e strategiche per averne il controllo prima e durante l’impatto.
拳法 Kenpo “ ken” (pugno ) “ po “ ( metodo, sistema ).
柔術 Ju-Jutsu “Jū” flessibile, cedevole, morbido, adattabile).
“Jutsu” ( arte, tecnica , pratica ).
Dentro l’avversario “D.A.” (avere il controllo dell’avversario prima e durante l’impatto).
In occidente, le parole Kenpo e Ju-Jutsu hanno comunemente la traslitterazione in Kempo e Ju-Jitsu.
Nel Kenpo Ju-jitsu D.A. sono compresi sia il combattimento disarmato sia quello armato/disarmato e la difesa personale.
Il combattimento disarmato è frutto in prevalenza dei due stili sopra citati, mentre per quanto riguarda l'uso delle armi bianche (coltello e bastone) nel Kenpo Ju-jitsu D.A. poggia parte della sua base nell’Arnis de Mano – Kali – Sakaran.
Metodo insegnato dal Gran Maestro Jun Matagai, da me adattato alla mia visione di combattimento.
Per valutarne la validità e l’efficacia, nel 1997 fondai un metodo di combattimento sportivo, armato / disarmato, chiamato Kenpo c.i.a.d. (combattimento integrato armato / disarmato).
Regolamento delle 3 forme di combattimento sportivo con regole differenti da me messe a punto.
1° forma disarmata di combattimento / Nippon Kenpo Evolution
Il Nippon Kenpo Evolution, comprende un combattimento disarmato con protezione al viso, guantoni, para tibie e scarpette.
Il Nippon Kenpo Evolution si distingue dal Nippon Kenpo giapponese grazie alla definizione di un regolamento di competizione diverso che evidenzia la validità tecnica delle tecniche consentite, oltre ad autorizzare l'utilizzo di tecniche che sono considerate proibite nel Nippon Kenpo tradizionale.
2° forma disarmata di combattimento / Kenpo Ju-jitsu D.A. Consiste in un combattimento totale, con regole di gara a pieno contatto, l’ausilio di caschetto a protezione del viso, piccoli guanti che consentono la presa, para tibie e scarpe facoltativo.
Comprende colpi di percussione, di pugno, di ginocchio, di gomito e di calcio sia in piedi sia a terra, proiezioni, lotta a corpo a corpo sia in piedi sia a terra, bloccaggi e finalizzazioni.
Il combattimento si svolge in due riprese, la prima da 3 minuti, e la seconda da 4 minuti.
La seconda ripresa si svolgerà con un combattente che userà la totalità dei colpi, mentre l’altro potrà solamente combattere a corpo a corpo, dopo 2 minuti si farà il cambio di ruolo.
La vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti.
Il combattimento sarà fermato solo per bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi.
In questi casi l’incontro avrà termine immediato proclamando il vincitore.
3° forma armata / disarmata di combattimento Kenpo Ju-jitsu D.A.
Questo tipo di combattimento totale armato / disarmato, aggiunge al combattimento disarmato quella di colpire anche con le armi.
Si svolge in quattro riprese.
1) combatt. con aggiunta di bastone 3 minuti
2) combatt. con aggiunta di coltello 3 minuti
3) combatt. con aggiunta di bastone contro disarmato 4 minuti con cambio di ruolo
4) combatt. con aggiunta di coltello contro disarmato 4 minuti con cambio di ruolo
Il combattimento si svolgerà in riprese da 3/4 minuti e la vittoria sarà assegnata a chi realizzerà più punti.
Il combattimento sarà fermato solo per bloccaggi alle braccia, alle gambe, per finalizzazioni o per un colpo ricevuto che blocca l’avversario per più di 2 secondi.
In questi casi l’incontro avrà termine immediato proclamando il vincitore.
La scuola vede la protezione del viso con la maschera come una buona opportunità che fa si, che si possa combattere duramente e nello stesso tempo non venga a meno la possibilità di continuare ad allenarsi duramente e con continuità.
La scuola condivide il vecchio adagio secondo cui "gli occhi sono lo specchio dell'anima" e che il volto su cui si riflettono gli eventi della vita, rappresenti l'espressione esteriore delle esperienze nel mondo.
Per questo, per quanto possibile, si ritiene buona cosa l’aver riguardo per il viso proteggendolo con le dovute protezioni.
La scuola ritiene altresì che, sia giusto e doveroso mettere a rischio la frattura dello specchio della nostra Anima quando dovesse essere minacciata la nostra stessa Anima dell’esperienza di giustizia e libertà.
Le arti marziali, oltre alla competizione agonistica, hanno come obiettivo l'equilibrio e la trasformazione interiore. Rappresentano uno stile di vita e una filosofia che indicano la via da seguire. Attraverso la pratica, è possibile aumentare la propria autostima, la capacità di gestire le situazioni difficili, la forza di volontà e il controllo delle emozioni. Grazie alla combinazione di esercizio fisico, respiratorio, mentale e spirituale, le arti marziali sono tra le migliori discipline che armonizzano mente e corpo.
Le arti marziali orientali che seguono l’insegnamento psicologico tradizionale, si distinguono per la loro maggiore flessibilità rispetto alle arti marziali Occidentali, che invece sono più aggressive. Nelle arti marziali orientali, l'obiettivo è quello di colpire il nemico con la massima precisione, mentre il pensiero occidentale concentra il focus più sulla preparazione fisica e potenza del colpo. Ciò implica che le tecniche orientali richiedono una maggiore capacità di apprendimento e una costante esercitazione.
Sarà nell’attenzione della scuola quello di porsi come faro guida per la salvaguardia di quelle radici che vedono le Arti Marziali come percorso formativo e spirituale dell'individuo.
Difesa Personale Kenpo Ju-jitsu D.A.
Sulla base di attenti studi sulla psicologia del comportamento umano e dopo uno scrupoloso e minuzioso studio per l’immediato controllo dell’aggressore, ho codificato un metodo di difesa personale a più livelli con la caratteristica dell'adattamento a situazioni e persone di diversa preparazione tecnica. Per farlo, ho tenuto conto del fatto che le variabili nella realtà sono molteplici e il gioco tra ciò che appare logico o illogico porta alla vittoria ora dell’uno ora dell’altro.
Purtroppo oggi vi sono scuole di arti marziali che, non avendo nel loro programma di studio il combattimento a contatto pieno, propongono tecniche di difesa personale poco efficaci nella realtà.
L' errore di non dare la giusta importanza alla difesa personale è commesso anche da quelle scuole che, pur avendo nel loro programma il combattimento a pieno contatto, danno solo importanza alle gare.
Vi sono poi gli pseudo professionisti della difesa personale che, oltre a non aver mai avuto un reale scontro fisico, non hanno neppure esperienza nel campo dei combattimenti sportivi a pieno contatto. A chi fa parte di questa squadra di guerrieri non manca però il coraggio di criticare la validità delle arti marziali che, pur essendo all'avanguardia nelle tecniche di combattimento, appoggiano la loro base nella tradizione, cosa fondamentale per la crescita personale. Sarebbe poi curioso sapere da dove abbiano attinto per codificare il loro programma di difesa personale se non dalle arti marziali da loro tanto criticate. Nella loro critica sono compresi anche gli sport da combattimento. Essi sostengono che in qualsiasi forma di combattimento con regole sportive non si acquisisca la capacità di mettere in pratica quell'esperienza nella realtà. Ciò che a loro forse non è chiaro è che il combattimento non è solo una grande esperienza tecnica, ma è conoscenza di sé stessi e significa mettersi in gioco affrontando, nel rispetto delle regole, un avversario che aggredisce con forza, decisione e determinazione. L'ottusa logica di chi non ha praticato o ha praticato pochissimo il combattimento a pieno contatto è quella di pensare che chi combatte con regole sportive arrivi a guadagnarsi la stupidità e perciò sia incapace di studiare tutte le variabili nella realtà. Mentre la logica elementare dovrebbe far pensare che in uno scontro reale sia avvantaggiato chi ha aperto la bocca per mettere il paradenti e combattere, non chi lo ha fatto solo a per parlare. Gli insegnanti di difesa personale privi di un'esperienza di combattimento a pieno contatto tendono a lavorare con tecniche di difesa personale create quasi esclusivamente da ragionamenti. Essi sono inconsapevoli del grave errore che commettono nel proporre la loro difesa personale chiamata professionale, ma non potranno che insegnare tecniche lontane dall'essere veramente professionali.
Naturalmente, per quanto riguarda il mio metodo farò sempre attenzione a restare vigile per apportarvi continui miglioramenti.
Le maggiori difficoltà nell'insegnare l'arte della difesa personale, vengono da quelli che pensano che nella realtà basta un semplice pugno in faccia un calcio in mezzo nei testicoli una testata in pieno naso e che niente è possibile fare quando una coltellata arriva all'improvviso mentre l'altro non se lo aspetta. È pur vero che in questo specifico caso non c'è nessuna tecnica vincente, com'è pur vero che, se in una notte buia nascosto dietro un albero ti sparano un colpo in testa sicuramente ti ucciderà, ma queste, sono considerazioni prive di senso logico, ragionamenti da persone confuse.
Non ci vuole molta abilità per saper praticare questo tipo di comportamento, basta affidarsi alla visione di qualche film violento e assorbire questa logica comportamentale.
Per fare questo non serve impegnare la vita in anni di palestra, ma basta semplicemente sviluppare una mentalità da delinquente e starsene a casa sul divano a riposare.
Mentre per chi impegna la vita praticando un Arte, la via è differente ed è quella di dare intelligenza all'istinto tramite una conoscenza che va spesso oltre la razionale comprensione. So che questa conoscenza è difficile da comprendere, poiché in questo studio, la cosa più importante non è la tecnica, ma è l'atteggiamento mentale che, ha come base il combattimento, ma che studia tanti altri fattori strategici e psicologici. Purtroppo le limitazioni a comprendere spesso vengono proprio da persone con buone capacità nel combattimento individuale. Questi rimangono prigionieri del software che la loro mente crea, dandogli assolute sicurezze pur muovendosi in un circuito ristretto di comprensione. A una mente prigioniera della sua vanità, non è consentito l'applicarsi allo studio di un'arte che cerca di andare oltre il razionale sentire e capire, per comprendere altre forme di pensiero che portano alla possibilità di attuare tecniche di difesa personale fuori dal consueto. Questa conoscenza è da me chiamata tecnica invisibile.
Non ho usato il nome di tecniche invisibili perché ho tagliato il traguardo della follia, ma perché come succede nel fenomeno dell'ipnosi, ci si impadronisce dell'avversario senza che se ne renda conto. Naturalmente, questo rimane fuori portata da quanti impegnano le proprie energie in altre direzioni.
Ogni persona ha un suo tempo per capire, e per molti questo tempo non arriverà mai, di questo ne ho coscienza, ma spesso mi lascio ugualmente andare nel regalare gemme di conoscenza pur sapendo che difficilmente saranno comprese.
Quando la Difesa Personale incontra la realtà.
Nella difesa personale intesa solo come protezione della propria incolumità fisica, il risultato è incerto anche per un campione del mondo di combattimento libero, questo perché la realtà è imprevedibile e soggettiva, non c’è mai la sicurezza di vittoria, poiché si possono trovare avversari per tutti i livelli d’istruzione alla difesa personale, esempio: una donna contro un uomo di 120 kg. deciso a tutto oppure un campione del mondo contro un uomo di 50 kg. armato di pistola pronto a sparare.
Resta il fatto che, è sempre meglio conoscere delle tecniche di difesa personale che esserne totalmente digiuni.
La cosa più importante è prendere consapevolezza che lo scopo dell’allenamento di qualsiasi livello, non deve essere quello esclusivo di prepararsi a uno scontro fisico, ma quello di liberarsi sempre più delle incomprensioni e inconsce paure per vivere meglio il quotidiano, e poi sarà, quel che sarà.
Obiettivo del corso
Durante le lezioni, per quanto possa essere possibile, cercheremo di simulare reali aggressioni con l'obiettivo di migliorare nei partecipanti le capacità psico-fisiche.
A tale scopo sarà insegnata una serie di tecniche che avranno come scopo quello di migliorare sia la reattività che le capacità intuitive e di controllo di se stessi prima e durante l'aggressione.
Valuteremo la condizione fisica e di apprendimento di ogni partecipante al corso, con lo scopo di differenziare l'insegnamento in modo da poter dare a ognuno i giusti strumenti per una buona difesa personale.
Programma di studio
1. preparazione fisica.
2. prevenzione e valutazione di possibili situazioni che potrebbero portare a un'aggressione.
3. Esercizi di rilassamento e autocontrollo per raggiungere il giusto atteggiamento psicologico nell’autodifesa.
4. Conoscenza dei sistemi di persuasione per evitare lo scontro fisico.
5. Imparare a convogliare e coordinare l’energia in modo tale che, sia il corpo sia la mente siano pronti a dare una vincente risposta all’aggressione.
6.Tecniche di difesa personale
Conclusione
Il mio pensiero è di non condividere i combattimenti privi di un minimo di regole a tutela degli atleti. Le forme di lotta estrema priva di regole possono facilmente diventare un giocattolo nelle mani dell’ego,” re dell’inganno” che, regala piaceri effimeri in quantità.
A sostegno di questa mia posizione, vi è il preciso fondamento etico e morale che vede l’uomo in una continua evoluzione da quella che era la primitiva e animalesca natura.
Invito alla semplice riflessione che ha visto l’uomo migliorare se stesso proprio in funzione dell’essere stato in grado di darsi regole da rispettare.
Se nella via del combattente, non vi è la parte spirituale a cogliere i frutti, saranno solo le primitive illusioni di onnipotenza sull'altro a prevalere.
La realtà va ben oltre il primitivo combattimento corpo a corpo che rende l'uomo miope, dandogli l'illusione di avere importanza sociale poiché ha dimostrato agli altri di dominare la paura fisica.
Le forme di lotta estrema, priva di regole, possono facilmente diventare un giocattolo nelle mani dell’ego,” re dell’inganno” che, regala piaceri effimeri in quantità.
Nella via della conoscenza, l’uomo ha ancora un lungo cammino da percorrere, l’importante è non cadere nell’errore di chiudersi nell’ottusità, ripetendosi continuamente di conoscere bene sia se stessi sia la via che si sta percorrendo.
Il pericolo è di finire per crederci e di conseguenza vivere nella follia di intravedere la perfezione o ancor peggio di essere al traguardo.
Una capacità che l’uomo ha e non deve sprecare, è quella di poter riflettere sulle possibilità d’errore nel valutare se stesso.
Dopo aver valutato con la dovuta minuziosa attenzione il bagaglio tecnico e le caratteristiche del Kenpo Ju-jitsu D.A. ho ritenuto che ci fossero tutte le premesse che danno titolo alla Scuola Marziale il Sentiero di preparare i praticanti, sia all’auto difesa personalizzata indirizzata alla tutela della nostra e dell’altrui incolumità, sia per quanti lo richiedessero, a diverse forme di competizione sportiva.
Kick boxing K1 Rules, Shoot boxe e MMA ( Mixed Martial Arts ) con regolamento di gara che tenga cura dell’incolumità dell’atleta.
È campione colui che si misura con la vita e sa renderla migliore per sé stesso e per gli altri.