DAL
NIPPON
KEMPO AL KENPO JU-JITSU D.A.
Nato
ad Alia (PA) nel 1954, sono stato attratto dalla lotta fin da
piccolo, cercando di
acquisirne l'arte.
Ho
iniziato ufficialmente il mio viaggio nelle arti marziali nell'aprile
del 1973.
Inizierò
raccontando la storia della nascita del Nippon Kenpo in Italia e
proseguirò fino ad arrivare alla Scuola Marziale “Il Sentiero”
kenpo Ju-Jutsu d.a. da me fondati.
Tutto ebbe inizio nel 1969 con
l’incontro di due Maestri di Judo, il M°Armando Santambrogio e il
Giapponese M° Hota, che oltre allo Judo aveva praticato il Nippon
Kenpo fino al livello di 1° kyu (cintura marrone). La cintura nera
gli fu conferita in un secondo tempo dalla federazione Giapponese
Kyokai per essere comunque stato il primo a far conoscere il nome del
Nippon kenpo in Italia. Nel 1980 a Tokyo ebbi il piacere di fare la
conoscenza del M° Hota e apprezzarne la simpatia e la cordialità.
Mr. Hota, venuto in Italia per
lo Judo, incontrò il M° Santambrogio, che oltre alla pratica dello
Judo sportivo, aveva coltivato ottime conoscenze nell’ambito dello
Judo
non canonizzato, legato alla
matrice Ju-jutsu. Fu così che quell’incontro tra i due Judoka
diede inizio al Nippon Kenpo in Italia e in un secondo tempo in
Francia. Lo stile del M° Santambrogio
era totalmente privo di kata e nel combattimento, non usava la
corazza a protezione come nel Nippon Kenpo giapponese. In quello
stile, si praticava
un combattimento
senza alcuna protezione, controllando i colpi al viso (quando
possibile). Era un combattimento totale che si svolgeva sia in piedi
sia a terra, un buon metodo di Ju-Jitsu chiamato impropriamente
Nippon Kenpo.
In quel metodo poco
canonizzato, aveva buon gioco chi aveva già di suo un forte
potenziale di combattente. Il corpo a corpo giocava un ruolo
importante, questo dovuto al fatto che il Maestro Santambrogio fosse
un Judoka di alto livello con un ottimo trascorso nella nazionale
Francese di Judo.
Praticai quello stile fino
al 1978 ottenendo il grado di 2°dan.
Il
M° Santambrogio ha oggi la qualifica di Maestro Benemerito di Judo.
Prima dell’arrivo in Italia
del M° Toshio Koike, non si poteva certamente parlare di Nippon
Kenpo originale, ma di uno stile impropriamente chiamato dai due
Maestri Nippon kenpo. Un buon metodo ma differente dal Nippon kenpo
originale).
Il M° Toshio Koike, è per
ciò il “pioniere del Nippon Kenpo originale in Italia”.
Nel 1974 il M° Santambrogio
prese i contatti con il Maestro di Shorinji Kenpo, residente in
Francia, il monaco M°Aosaka.
Gli stage tenuti dal M°
Aosaka convinsero il M° Santambrogio a continuare il cammino nella
via dello Shorinji Kenpo.
Nel 1974 il M° Santanbrogio
inviò in Giappone due tra i suoi migliori allievi e, miei carissimi
compagni d’allenamento: Michele Peroni e Silvano Azimonti.
I due per circa un mese si
allenarono a Tadotsu, nel tempio dello Shorinji Kenpo, vivendo e
praticando insieme ai monaci.
Sempre nel 1974 arrivò alla
Fuji-yama di Gallarate (VA) il Monaco M° Suzuki, insegnando lo
Shorinji Kenpo per circa un anno, lo seguì poi il monaco M° Harai
che continuò l’insegnamento ancora per alcuni mesi.
"Per
amor del vero, confermo che questa è la vera storia dell'inizio
dello Shorinji Kenpo in Italia".
Dopo questa esperienza il M°
Santambrogio ritornò al suo personale stile arricchendolo ora anche
della valida esperienza dello Shorinji Kenpo.
Il
Nippon Kenpo metodo Santambrogio, giunse al suo epilogo nel 1978 e
vide la sua massima espressione nelle persone dell’amico Silvano
Azimonti, Daniele Sinigaglia e di chi vi sta raccontando questi
fatti.
Nel 1978 il M° Santambrogio
si recò in Giappone per prendere i contatti con la federazione di
Nippon Kenpo Kyokai diretta dal Gran Maestro Ryonosuke
Mori, fondatore della stessa.
Presi i contatti, nell’ottobre
dello stesso anno, la federazione Giapponese mandò in Italia il
giovane M° Toshio Koike, elegante nello stile ed eccellente
combattente.
Con il Maestro Koike iniziò
in Italia la pratica del Nippon Kenpo originale e, per me fu un
trauma e, nello stesso tempo un piacere quello di scoprire che era
differente dalla tecnica fino a quel tempo praticata in Italia. Era
ben definita e di
conseguenza carica di
efficacia, costatai in oltre che il Maestro Toshio Koike aveva
un’ottima capacità nell’insegnamento della strategia di
combattimento, e ne rimasi entusiasta.
Il
Maestro koike se pur giovane, aveva già un curriculum di tutto
rispetto; figlio di un Istruttore di spada
(Batto-jutsu)
dell’esercito Giappone nella seconda guerra mondiale, fu iniziato a
quella disciplina fin da piccolissimo, verso i 14 anni iniziò ha
praticare il karate
kyokushinkai, (uno stile di
karate
a
contatto pieno, full contact Karate) in questa disciplina ottenne il
grado di 2° dan. Prima di venire in Italia praticò per circa un
anno la Kick Boxing, facendo intensissimi allenamenti e
combattimenti a contatto pieno, fece questo poiché riteneva
che l'allenamento con le corazze fosse un ottimo sistema per fare
esperienza di combattimento, ma era sua convinzione quella che un
Maestro dovesse avere una conoscenza del combattimento più profonda
e reale.
Il
M° Toshio Koike rimase in Italia fino al dicembre 1979, avendo così
il tempo di insegnare con gran capacità e disponibilità quella che
era la sua più naturale dote, "il combattimento".
Il Maestro prima di ritornare
in Giappone, mi onorò scegliendomi come depositario del suo
insegnamento.
Anche dopo aver abbandonato il
Nippon Kenpo per creare un mio personale metodo d’arte marziale,
il Maestro Koike mi fu vicino, capendo e rispettando i miei studi.
Il
ritorno del M° Koike in Giappone fu anche la fine dei rapporti tra
me sostenitore del Nippon Kenpo originale Giapponese e, l’intero
gruppo del M° Santambrogio.
Il
motivo che mi spinse a separarmi dal gruppo Fuji-yama, fu dovuto al
fatto che il Maestro Santambrogio aveva nelle sue intenzioni quella
di chiudere il rapporto con il Nippon Kenpo Giapponese per ritornare
al suo vecchio metodo.
Mantenni
i rapporti con il M° Koike
e nell’agosto del
1980 insieme all’amico Mario Russo, un istruttore di Karate che si
era appassionato al Nippon Kenpo, ci recammo in Giappone per circa
un mese, fummo così i primi Italiani a sostenere esami di qualifica
e praticare il Nippon Kenpo in quella che era la sua madre patria.
Il
Maestro di Koike “Inutsuka” organizzò l’incontro con il Gran
Maestro Mori, prima per un una cena e circa 20 giorni dopo per
valutarmi sul dojo. Superai l’esame e ricevetti i complimenti dal
Gran Maestro, ma la cosa che mi rese più felice non fu il
superamento di quell’esame ma il ringraziamento di cuore avuto dal
Maestro Inutstuka, per aver dimostrato al Gran Maestro Mori, (Maestro
diretto dello stesso Inutsuka) che il suo più qualificato allievo,
M° Toshio Koike, aveva insegnato un buon Nippon Kenpo in Italia.
Ritornai
in Giappone ancora una volta per un mese nel 1982.
Non
sono mai più ritornato in Giappone, ma fino al 1996 ebbi la fortuna
di avere ospite il Maestro Koike a casa mia due, tre volte l’anno.
Comunque;
quella mia scelta di continuare con il Nippon kenpo giapponese
recandomi in Giappone, fu fondamentale per il proseguimento del
Nippon Kenpo Giapponese in Italia, poiché portò il maestro
Santambrogio a un ripensamento e un anno dopo decise di mandare in
Giappone Daniele Sinigaglia, l’insegnante tecnico del Nippon Kenpo
del gruppo Fuji-yama.
La
Kyokai, meglio dire; il Gran Maestro Mori, pur riconoscendo il mio
buon Nippon Kenpo e di conseguenza, il buon insegnamento del Maestro
Toshio Koike, in aggiunta al fatto che senza la mia testardaggine di
recarmi in Giappone il Nippon kenpo in Italia non avrebbe avuto vita,
continuò a tenere come suo referente per Italia il Maestro
Santambrogio. Chiedendomi più volte tramite il M° Koike di
rientrare nel gruppo Fuji-yama, mi rifiutai e continuai per la mia
strada fino al 1988, data in cui il Maestro Santambrogio unsci
dall’A.I.N.K. Associazione Italiana Nippon Kenpo ed io ne entrai a
far parte. Col mio rifiuto di rientrare a far parte di quel gruppo
Fuji-yama, rinunciai anche alla possibilità
di partecipare a tutte
le gare di Nippon kenpo, sia in Italia sia purtroppo in Giappone.
Sono
passati molti anni da quei giorni di fuoco, oggi il rapporto che ho
con il Maestro Santambrogio è cordiale e di reciproco rispetto.
Sempre
in quel primo anno,
il M° Inutsuka che
diventò poi presidente della federazione Giapponese di Nippon Kenpo
Renmei, mi consigliò fortemente il nome da dare alla mia scuola;
Nippon Kenpo Sei-Shin- Kan. Ne rimasi molto contento poiché il lui
era il Maestro diretto del M° Toshio Koike.
Nel
1982 il Maestro Santambrogio fece arrivare in Italia il M°
Tokumitsu.
Qualche anno dopo, sempre per
merito del M° Santambrogio, venne in Italia il M° Nobuhiro che
continuò con diligenza la via già tracciata dai due Maestri che lo
avevano preceduto.
Il Maestro Santambrogio è
perciò l’indiscusso promotore del Nippon Kenpo in Italia. (Fu
anche promotore del Nippon Kenpo in Francia).
Nel 1981 Fondai ufficialmente
la prima associazione in Italia di Nippon Kenpo denominata:
A.N.K.I.
Associazione Nippon Kenpo Italia (Sei-Shin-Kan ).
Mentre nel 1986 nacque
L’A.I.N.K. (Associazione Italiana Nippon Kenpo) di cui fu fondatore
e primo presidente il M° Santambrogio, vice presidente Franco
Gnocchi, e direttore tecnico il M° Daniele Sinigaglia.
Nel
1988 ebbe termine il sodalizio tra il M° Santambrogio e il M°
Sinigaglia.
A
quel tempo Franco Gnocchi oltre a essere praticante di Nippon Kenpo
alla Fuji-Yama sotto la guida tecnica del Maestro Sinigaglia, era
anche investito della carica di presidente a.i.n.k., che valutate le
ragioni dei due, decise di appoggiare quelle del M° Sinigaglia.
Il
M° Santambrogio uscì così dall’A.I.N.K..
Sempre
in quell’anno il M° Giorgio Cappai vista la nuova situazione
creatasi, propose al presidente Franco Gnocchi di contattarmi per
espormi la nuova situazione. Apprezzai molto e, da lì a poco, decisi
di entrare a far parte dell’A.I.N.K., Qualche mese dopo la mia
entrata nell’a.i.n.k., in intesa con il Maestro Koike proposi al
presidente
Franco Gnocchi e al consiglio direttivo di traghettare l’a.i.n.k.
nella Federazione Nippon Kenpo Renmei Japan.
L’a.i.n.k.
fino al 1988 era affiliata alla Federazione Giapponese kyokai,
diretta dal Gran Maestro Ryokusoke Mori.
Sempre
nel 1988 per sigillare l’accordo con la federazione Giapponese,
l’A.I.N.K. mandò per la prima volta due atleti ai campionati
mondiali in Giappone.
Rimasi
nell’associazione dal 1988 al 1996 ed ebbi l’incarico di
presidente della commissione d’esame e responsabile dei rapporti
con la federazione giapponese, fui poi direttore tecnico dal 1994 al
1996.
Nel
2010 l’A.I.N.K. cambiò nome in F.I.N.K. (Federazione Italiana
Nippon Kempo) e sempre nello stesso anno avvenne una scissione nella
F.I.N.K., che portò alla nascita della FE. N. A. I. (Federazione
Nippon Kempo Italia).
Oltre
alla F.I.N.K. e alla FE.N.K.I., che sono i due maggiori gruppi in
Italia, vi sono altre realtà;
l'A.R.N.K.
che fa capo al M° Francesco Faraone a Roma, affiliata alla
federazione Kyokai di Tokyo.
La
Kyokai
Italia Nippon Kempo United, con il M° Dario Martin a Varese.
La
scuola fuji-yama, del M°Armando Santambrogio dove ebbe inizio il
Nippon Kempo in Italia.
Ma
torniamo indietro nel tempo
Dalla
mia uscita dal gruppo Fuji-yama all'entrata nell’a.i.n.k. nel 1988,
con
quelli che erano il mio eroico primo gruppo di allievi, di cui
ritengo innanzitutto elogiare i primi due che mi hanno seguito sin
dal primo momento della mia uscita dal gruppo fuji-yama, che sono: il
carissimo amico “Luigi Gargano e mio fratello Roberto
Guccione, a
seguire; Alberto Bistocchi, Marco Gorlini, Franco Ciulla, Massimo
Stevanin, Antonio Russo, Maurizio Russo, Giorgio Caielli, Luca
Cestonaro, Claudio Castiglione, Sergio Bagatella, Antonio Cipolla,
Maurizio Colombo”. Combattevamo tutte le sere in una cantina, dove
oltre a non esserci riscaldamento, la doccia è stata improvvisata da
noi, naturalmente l’acqua era fredda, piacevole d’estate e
terrificante d’inverno, naturalmente tutti facevamo la doccia anche
d’inverno per temprare lo spirito.
Per
i primi due anni non c’erano neppure i materassini, essendo il
nostro combattimento con una grossa parte a corpo a corpo, lascio a
voi pensare quale convinzione e quanta energia ci fosse in quel
gruppo.
Dopo
circa un anno, aprii un corso di due giorni alla settimana in una
palestra di un plesso scolastico, altre tre sere ci trovavamo al covo
per combattere.
Si
formò poi un secondo gruppo di persone fortemente motivate che
seguirono la via maestra del covo, e sono: Renato Pilotto, Fabio
Allievi, Andrea Lorena, Maurizio Pozzato, Sergio Pianezzola, Marino
Loddo.
Successivamente
ho avuto la fortuna di insegnare a tanti bravi allievi, ne citerò
solamente alcuni, mi scuseranno gli altri.
Livio
Grandis, Erind Metani, Walter Lombardi, Oleksandr Yudenkov (Sasha)
Andrea
Guccione.
In
quegli anni quello che contava per me era esclusivamente la pratica e
l’approfondimento del combattimento. Ogni momento della mia
giornata era per me un’occasione per teorizzare e comprendere
qualcosa in più sul combattimento. La sera poi, nel “covo”,
cercavo di rendere concrete le mie riflessioni combattendo, poiché
chiunque sa che, la teoria senza pratica è poco più che zero. Certo
questo vale solo per le normali menti. Ne sono escluse le menti
eccellenti che, riescono a trasformare la teoria in esperienza
pratica solo con il pensiero. Conosco parecchie persone con queste
doti, purtroppo però io sono uno di quelli che non fa parte di
quest’eccellenza e per capire ho bisogno di mettermi in gioco.
Proseguo
citando alcuni Allievi che ancora oggi continuano il loro percorso
come insegnanti:
Marco
Gorlini,
che fu uno dei miei primi allievi, continua
oggi il suo percorso
marziale come
insegnante di Nippon Kenpo.
Maurizio
Russo,
il più inquieto e ribelle sociale tra i miei allievi, e nello stesso
tempo molto rispettoso nei miei riguardi, oggi insegna il pugilato
con la maestria tecnica e strategica di un ottimo artista marziale.
Renato
Pilotto,
insegna come Maestro di Nippon Kenpo nella federazione
FE.N.K.I.
Maestro
Fabio Allievi, nato
come artista marziale di kung-fu, stile nel quale divenne campione
Italiano, ha iniziato a seguire i miei insegnamenti dal 1988. Nel
2014, iniziò a dedicarsi allo studio e all’insegnamento della
lotta greco romana, della Shoot
box e dell’ MMA.
Partecipò
3 volte ai campionati mondiali di Nippon Kenpo in Giappone.
Nel
1992, sempre sotto la mia guida iniziò a dedicarsi al combattimento
totale senza protezioni, vincendo nel 1993 la coppa del mondo
interstile Golden Dragon, combattimento stile Shoot boxing e, nello
stesso anno, si è classificato secondo ai campionati mondiali di
Arnis de Mano – Kali – Sakaran metodo Jun Matagai.
In
quegli anni fu l’atleta che dette più lustro al Nippon Kenpo in
Italia.
Andrea
Guccione
Nato
il 28/12/1989, inizia la pratica delle Arti Marziali nel 1994 con il
Nippon Kenpo e il kenpo c.i.a.d. (combattimento individuale armato
disarmato).
Dopo
un allontanamento di qualche anno e aver maturato interessanti
esperienze, pur continuando a coltivarle, decide di riprendere a
seguire i miei insegnamenti nel Kenpo Ju-Jitsu D.A. (combattimento a
pieno contatto armato disarmato).
La
scelta di mio figlio Andrea di continuare al mio fianco il percorso
di Crescita Interiore lungo la Via delle Arti Marziali ha allietato
la mia Anima regalandogli il piacevole profumo del vento di
primavera.
1996
/ Perché mi allontanai dal Nippon Kenpo
Durante
quegli otto anni all’A.I.N.K. oltre a portarvi la mia discreta
esperienza sul Nippon Kenpo, ho cercato naturalmente con quelli che
sono i miei limiti di arricchire l’associazione di tutti quegli
aspetti dell’Arte Marziale che riguardano la crescita interiore.
Purtroppo mi sentii isolato in
quel percorso, almeno
quanto lo ero nel tendere a portare al Nippon kenpo un’evoluzione
tecnica, questo vale sia per quanto riguardava l’Italia sia per il
Giappone.
Avevo
poi fatto degli errori di valutazione su persone che,
per motivi d’immagine, pensai fosse buona cosa quella di
richiedere alti riconoscimenti ad Honorem per le persone che a quel
tempo erano i dirigenti politici dell’A.I.N.K. La mia richiesta fu
accolta dalla federazione giapponese; ma ahimè, quei riconoscimenti
di Dan (alti livelli di cintura nera) rasentarono la follia, poiché
furono considerati dai riceventi, come regolari riconoscimenti
tecnici. Parlandone con il Maestro Koike, giungemmo al punto che per
rimediare all’errore ingenuamente fatto, avrei dovuto dimettermi da
direttore tecnico e giocare la partita da politico, avrei dovuto così
mettere in secondo piano il fatto di essere un amante nello studio
delle Arti Marziali.
Decisi
quindi di proseguire i miei studi e, nel maggio del 1996 abbandonai
l’A.I.N.K.
In un primo momento, pensai di
continuare la mia pratica marziale con il Nippon Kenpo, chiamandolo:
Nippon Kenpo Evolution Sei-Shin-Kan. Dopo circa un anno, in parte
per non creare tensioni
nel Nippon kenpo in Italia, dall’altra per dare anima alle mie
esigenze, pensai di
realizzare un percorso di studio che fosse in armonia con la mia
ricerca interiore e che potesse allo stesso tempo accogliere la mia
evoluzione Marziale e Spirituale.
Questa
scelta, fu ancor più difficile della precedente decisione che mi
portò con rammarico ad abbandonare il kenpo metodo Santambrogio per
proseguire con la via del Nippon kenpo giapponese. Ma come il buon
figlio spesso deve abbandonare la propria amata madre per
realizzarsi, così io dovetti porre fine, e mi sciolsi dalle catene.
Pensavo
che,
il fatto che nel Nippon Kenpo la competizione sportiva fosse
praticata con regole troppo restrittive e con protezioni sia al viso
sia al corpo, fosse limitante non solo all’esperienza dei
praticanti ma anche all’eccellente tecnica del Nippon Kenpo stesso.
Il mio pensiero era quello che stringesse troppo le catene alla
verità e, che la buona via da percorrere fosse quella che non ama né
le catene né la libertà sconsiderata.
Mi
sono convinto che questo cambiamento fosse necessario per uno come me
che aveva bisogno di toccare un livello più profondo di conoscenza
di sé.
Il
mio rispetto per la tradizione
è totale, visto
una
madre che desidera il massimo per i propri figli, ma non sono
d'accordo se diventa matrigna.
Rimanere
sulla strada tracciata dalla tradizione è un segno di rispetto per
chi ha speso una vita a tracciare un buon sentiero. Ma questo
rispetto non deve essere inteso come un'insensibile adozione dei loro
modi di fare e di pensare, considerandoli perfetti, anche se non sono
più in grado di comprendere il naturale sviluppo delle cose e di far
rinascere nuove radici di prosperità.
Sarebbe
un errore rispetto al dono della conoscenza.
A
quel punto pensai fosse arrivato il momento per un nuovo passo in
avanti verso un’esperienza di combattimento più completo.
Ritenevo
che un’arte marziale dovesse avere una più completa conoscenza
della difesa personale, e anche dell’uso di “armi bianche”,
cosa che nel Nippon Kenpo non è contemplata.
Tutto
questo mi portò a pensare di riunire tutta la mia esperienza di
difesa personale e uso delle armi bianche maturato in percorsi
diversi dal Nippon Kenpo per creare un mio personale stile di arte
marziale.
NASCE IL KENPO C.I.A.D.
Nel
1997 Creai un mio
personale metodo di combattimento a contatto pieno, armato-disarmato,
lo chiamai
l’arte
del Kenpo C.I.A.D. Sei-Shin-Do. (La via del combattimento
integrato armato / disarmato)
Nel
gennaio 2002, fondai l’associazione sportiva Scuola Marziale di
Crescita Interiore
con il chiaro scopo di sviluppare la capacità di mettere sul campo
di battaglia frustrazioni e incomprensioni dovute al nostro “Ego”
mistificatore e carceriere, per affrontarlo poi a viso aperto in un
combattimento senza esclusioni di colpi.
L'Io,
continuerà ad esistere, ma solo come partecipe della nostra vita,
non più come padrone e carceriere.
Un
Sentiero
difficile da perseguire, ma chi lo percorrerà
un giorno si smarrirà per Sentieri sconosciuti, accorgendosi a quel
punto di conoscerli e di provare gioia nel percorrerli, poiché
realizzerà che quella è la via verso casa.
Lo studio sulla codifica
delle tecniche messe in kata, si è protratto nel tempo e lo terminai
nel 2004 con la realizzazione di 230 tecniche suddivise per livello
di apprendimento.
I kata furono realizzati su video con l’assistenza del Maestro di Nippon kenpo Daniele Sinigaglia, e dall’eccellente Maestro Fabio Allievi. Il Maestro Sinigaglia si prestò generosamente nell’organizzare la struttura di gara, praticò il Kenpo c.a.i.d. dal 1997 fino al 2010.
Nello stesso anno, in virtù dell'esperienza, decisi di dare una nuova svolta al mio percorso marziale, rivalutando accuratamente quanto fatto fino a quel tempo sia sotto l’aspetto tecnico, strategico, filosofico e di arricchimento dell’Anima.
Nel
2011 Pur continuando a mantenere il metodo c.i.a.d. come espressione
di combattimento della scuola, cambiai nome al mio stile, da kenpo
c.i.a.d. a kenpo Ju-Justu d.a. (dentro l’avversario).
Nel
2014, ho
pensato di congelare per qualche tempo la pratica e gli studi sulle
Arti Marziali, scegliendo di continuare per un periodo il mio
percorso di Crescita Personale camminando per stretti e sterrati
Sentieri, con la sola compagnia di me stesso. Motivai questa scelta
come meditazione sull’uomo.
Fu
una scelta malinconica ma necessaria.
Nel
2016 ripresi i miei studi portando una maggiore attenzione alla
difesa personale e all’importanza del messaggio etico e morale
nella trasmissione dell’Arte da maestro ad allievo.
“L’uomo
che ogni mattino non sente il piacere di ringraziare il nuovo giorno
e non arrossisce di fronte alla bellezza di madre natura misteriosa,
è certamente una persona mancante, incapace nel saper apprezzare i
profumi della vita e la bellezza che la circonda, e per ciò da tener
a debita distanza.
Gli
insegnamenti a queste persone si perderebbero nel nulla”.
Quel
che penso oggi non è diverso da quel che pensavo ieri, ma è
cambiata la mia consapevolezza, che ora, proietta le stesse
situazioni sotto una luce piacevolmente tenue, e sotto questa nuova
luce continuerò i miei studi cercando di regalare la mia conoscenza
a persone che stanno già ricercando e maturando la capacità di
comprenderli.
La
mia piacevole visione è quella che
armonizzando
l’istinto con la ragione s’illumina il percorso verso lo stretto
sterrato difficile Sentiero, dove i nostri passi verso il
raggiungimento della meta prefissata fluttueranno senza sentirne né
il peso né la fatica.
Per
una maggior comprensione della via che persegue la scuola, ho pensato
di arricchirne il nome, passando da Scuola Marziale di Crescita
Interiore, a
Scuola Marziale “Il
Sentiero” Percorso di Crescita Interiore.
Perché “Sentiero”
Da
50 anni, il mio progetto di crescita personale è sostenuto dal
termine scuola di arti marziali. nella consapevolezza di oggi, penso
alle parole come energia
viva e
chirurgica
che penetra e modella le nostre menti. Poiché
il linguaggio è pieno di condizionamenti sociali, la stessa parola
può avere molti significati diversi, da positivi a negativi, basati
sulla comprensione e sull'incomprensione. Pertanto, le sensazioni
date da persone diverse alle stesse parole daranno risposte
energetiche diverse.
Se una parola anche se
positiva non è ben chiara e definita nell’esprimere il concetto,
l’energia
negativa tenderà a impadronirsene
deviandola dalla
sua natura.
La parola è il cibo della
mente, quindi, va ben meditata per far sì che,
la mente non ne
rimanga prigioniera, ma se ne compiaccia.
Pertanto,
se il significato di una parola non è chiaro, come "Marziale",
che deriva da Marte dio della guerra, la logica voluta è che si
tratti di un atteggiamento fermo, lineare e bellicoso. Per questo
motivo, si inserisce facilmente nell'interpretazione
dell'accrescimento dell'ego, allontanandosi dalla retta via che
conduce all'armonia con l'ego e quindi con la Madre di tutti i
misteri.
Per aiutare a una corretta
interpretazione ho pensato di affiancare alla parola marziale la
parola “Sentiero” inteso come percorso intimo che arricchisce di
piacevoli esperienze la nostra “Anima, ” intesa come frammento
di luce di eterna vita che, illumina la nostra enigmatica esistenza
dalla sua nascita all’ultima esperienza terrena e ancor oltre
l’umana comprensione.
La
visione della Scuola Marziale “il Sentiero” è quello di
comunicare con gli altri in modo silenzioso e profondo, e per quanto
riguarda la lotta, essere uno con l’avversario. Per questo, ho
ritenuto di arricchire l’anima del mio metodo di Kenpo Ju-Jitsu con
“Dentro l’Avversario” (acronimo D.A.), lo stile, prende così
il nome di Kenpo Ju-Jitsu d.a.
È da sempre mio proposito,
quello di continuare a studiare la complessità delle Arti Marziali
e, qualora lo ritenessi necessario, fondare e continuare a rifondare
nuovi percorsi.
Il mio pensiero è quello che
l’Arte non debba mai avere guinzaglio ma briglie sciolte; poiché
con l’appellativo di Arte non si deve intendere qualcosa di
compiuto, ma di grande che, va oltre i normali canoni di comprensione
delle cose, lasciando sempre spazio a un nuovo compimento.
Percorsi
di studio
Nei
molti anni dedicati allo studio delle Arti Marziali ho partecipato a
corsi e stage di diverse discipline Marziali traendone insegnamento
da tutte indistintamente. Per meglio poter appagare la mia sete lungo
la Via della conoscenza, ho messo tra i miei studi anche la pratica
di tecniche di medicina alternativa, quali: tecniche di rilassamento,
Ipnosi, auto guarigione, riflessologia plantare, digitopressione,
kinesiologia, pranoterapia, e l’Arte della Meditazione nel
Silenzio.
Forte
della convinzione di poter tramite questi studi comprendere meglio
non solo le Arti Marziali, ma fare un passo avanti verso quello che è
il mistero dell’uomo.
“La
più completa Arte non è che uno sguardo verso l’irraggiungibile
perfezione”.