giovedì 2 luglio 2020

KENPO JU-JITSU D.A. / GRADI E QUALIFICHE








Motti della Scuola
ISTINTO E RAGIONE UNITI PER CRESCERE
VI SONO MOMENTI IN CUI NELLA VITA COME NELLA LOTTA,
L’AIUTO VIENE SOLO DA TE STESSO

GRADI E QUALIFICHE NEL JU-JITSU METODO KENPO D.A.

 

PREMESSA

Nel Kenpo Ju-jitsu D.A. stile di Arte Marziale da me fondato, si praticano forme di combattimento totale sia disarmato sia con armi bianche.

Per il riconoscimento delle qualifiche nel Kenpo Ju-jitsu D.A., ho mantenuto il tradizionale sistema di valutazione da 1 a 10 e ho posizionato il mio posto

all’8° livello (Dan), con l'impegno di continuare con dedizione a lavorare per espandere la mia comprensione.

Il 10° livello (Dan), l’ho ritengo di natura spirituale, poiché essendo il livello massimo e di conseguenza la perfezione, non appartiene a questo mondo.

Poiché il Nippon Kenpo sta alla base del combattimento disarmato del Kenpo Ju-jitsu D.A., per ogni grado ottenuto nel Kenpo Ju-jitsu D.A. la scuola riconoscerà i pari grado di Nippon kenpo Evolution.

Nella fase dello studio iniziale gli studenti saranno collocati in una scala a salire di gradi da 1 a 3 con la cintura bianca, verde e marrone.

Da 1° Dan (livello) a 9° Dan. Con cintata nera

1° Dan ( Livello )

2° Dan (Livello): possibilità di aspirante Istruttore

3° Dan (Livello): possibilità di Istruttore

4° Dan (Livello): Istruttore superiore

5° Dan (Livello): Maestro

6° Dan (Livello): Maestro

7° Dan (Livello): Gran Maestro

8° Dan (Livello): Gran Maestro superiore

9° Dan (Livello): Gran Maestro d’Armonia Marziale

10° Dan (Livello):…………………………………………………


Nella Scuola Marziale il "Sentiero", ogni grado che il maestro conferisce all'allievo è potenziale, non è per conoscenza o abilità già acquisite.
Non lo sarà fintantoché vivendo nel respiro di questo dono, non ne si comprenda il pieno valore.

Difesa Personale Kenpo Ju-jitsu D.A.

Nel percorso della scelta esclusiva di praticare la difesa personale, si potrà raggiungere al massimo il grado di 1° livello (Dan). Per i livelli superiori sarà necessaria la pratica del combattimento kenpo Ju-jitsu D.A.

Per gli Istruttori di Kenpo Ju-jitsu D.A. non sarà automatico il riconoscimento d’insegnante di Difesa Personale D.A. ma sarà richiesta la partecipazione a specifici corsi di approfondimento.

Per ogni superamento di Livello (Dan), oltre alla tecnica sarà considerato il bagaglio acquisito sulla strategia di combattimento e sulla filosofia della Scuola. (da non confondere con la messa insieme di belle parole senza “ANIMA”).

La qualifica di 7° Dan Gran Maestro e quelle a salire, saranno conferite solo a chi avrà saputo dimostrare con il comportamento del proprio vivere, la consapevolezza di aver maturato e iniziato il percorso di lotta per la distruzione del proprio “EGO”. L’io padrone e carceriere che limita lo sguardo dell’uomo alla punta delle proprie scarpe.

Per quanto sopra scritto, amo pensare che tutti i maestri, aldilà del livello raggiunto, oltre che all'analisi tecnica e strategica del combattimento, si dispongano sin dall’inizio all'introspezione di se stessi, condizione indispensabile per riconoscere la giusta Via che conduce verso casa, dove l'anima guerriera riposerà in piena armonia e comprensione.

Nomina delle qualifiche

Allo scopo di mantenere integra sia la filosofia sia la tecnica della scuola, nessuna qualifica di livello potrà essere rilasciata ad alcuno, senza prima aver richiesto e ottenuto privati colloqui e lezioni con il Maestro Fondatore o da chi da lui delegato a sostituirlo (delega scritta). Questo modo di procedere resterà regola negli anni, continuata da ogni capo scuola a succedersi.

Il capo scuola sarà designato direttamente dal Maestro Fondatore in vita, e in seguito a lui, dal consiglio dei Maestri tecnici (non politici).

Gli incontri per richiesta di qualifica saranno quantificati sulla base dei livelli richiesti, a discrezione del capo Scuola, da un minimo di 10 a un massimo di 30 incontri.

Il capo scuola in via eccezionale potrà rilasciare livelli di qualifica fino a 4° Dan senza l’approvazione della commissione d’esame.

La commissione d’esame potrà essere composta di un minimo di 3 a un massimo di 5 persone, uno di essi dovrà avere la qualifica minima di due livelli superiore all’esaminato, mentre gli altri potranno essere superiori di un solo livello.

Come Maestro fondatore, mi riservo la facoltà per la nomina di tutti i livelli, senza alcuna approvazione di commissione d’esame.

Per mantenere la qualifica di insegnanti di kenpo Ju-jitsu d.a., non basterà avere ottenuto il grado di istruttore o maestro, ma sarà d'obbligo, partecipare agli aggiornamenti tenuti ogni 6 mesi dal maestro fondatore o da chi dopo di lui sarà responsabile della trasmissione dello stile.

Il conferimento del titolo onorifico di Maestro di Kenpo Ju-jutsu d.a. e di Nippon Kenpo Evolution, esclude la possibilità di insegnare le suddette arti.

Nella Scuola Marziale "Il Sentiero", ogni grado conferito è basato sia sui meriti già ottenuti, sia sulla capacità di impegno a sperimentare e valorizzare il dono ricevuto. 



domenica 20 luglio 2014

GIOVANNI GUCCIONE / SCUOLA MARZIALE IL SENTIERO / FILOSOFIA /

   

SCUOLA MARZIALE “IL SENTIERO” KENPO JU-JITSU D.A.

PERCORSO DI CRESCITA INTERIORE

 



 Motti della Scuola 
ISTINTO E RAGIONE UNITI PER CRESCERE
VI SONO MOMENTI IN CUI NELLA VITA COME NELLA LOTTA,
L’AIUTO VIENE SOLO DA TE STESSO
 SCUOLA E FILOSOFIA “IL SENTIERO”

L’uomo insegue la libertà, ma non riesce a fare a meno dell’invito al banchetto dei potenti, alimentando così un sistema subdolo che uccide la libertà.

La proposta della scuola per elevare la crescita interiore è quella di camminare per intimi Sentieri.

Nella Scuola Marziale "il Sentiero", l'arte del combattimento è intesa non solo come tutela dell'incolumità personale, ma soprattutto come sviluppo della consapevolezza e dell'attenzione sociale nei confronti dell'oppressione dell'uomo.

La Scuola, proprio per il suo percorso di sviluppo interiore, ha dato vita al kenpo Ju-jitsu d.a. L'arte del combattimento, della difesa personale e
dell'approfondimento spirituale che, attraverso l'armonia tra istinto e ragione, farà sì che l'ego diventi il miglior alleato nel processo della realizzazione di sé stessi.

Il fine del percorrere pericolosi, stretti e sterrati Sentieri, è quello di perseguire la libertà dall’ignoranza, restando consapevoli che, per ottenere questa realizzazione, gli uomini dovrebbero miracolosamente ricevere l’illuminazione tutti nello stesso istante, cosa impossibile, che non potrà certamente accadere in questo nostro mondo.

Nel percorso vi sono lo studio e la pratica di diverse tecniche e metodologie che rendono possibile l’avvio verso un cammino di crescita interiore, mantenendo vivi quegli aspetti d’impegno e serietà proprie delle più nobili tradizioni della vita sociale, e dell’Arte della conoscenza come risultato sullo studio di noi stessi. Il percorso di lavoro si propone il fine ultimo di imparare a gioire, sia quando il nostro piede prova sollievo nel leggero sfiorare il cammino, sia quando si dovrà cavalcare la vita in tempesta.

Divenendo così, persone sempre più capaci di comprendere l’enigmatico mistero del tutto tramite l’esperimento di noi stessi.

Le tecniche e le metodologie oggetto di studio sono:

  1. Un meticoloso studio del combattimento e della difesa personale intesi come meditazione in movimento che sposa l’istinto alla ragione, traendone il meritato frutto da offrire alla nostra cara amica Anima oltre che alla tutela della nostra e l’altrui incolumità.

  2. Tecniche di respirazione e rilassamento indirizzate alla gestione dello stress.

  3. La nobile Arte della “Meditazione nell’Armonia del silenzio”, che non richiede necessariamente l’aver praticato percorsi di lotta.

  4. Base di conoscenza dei metodi di guarigione naturale.

Questi percorsi sono un viaggio verso la presa di coscienza di noi stessi e di conseguenza del lieto vivere nel cammino che conduce alla tanto attesa risata finale dovuta alla comprensione di quella che oggi è l’incomprensibile esistenza.

Definizione di Arte Marziale nella Scuola Marziale “il Sentiero”.

"L’arte" è una dimensione che va oltre il conosciuto, è la via che eleva l'uomo proiettandolo dal terreno agire al cammino che conduce all'armonia con la propria Anima.

"Marziale" è la primitiva brutale via del lottare che, quando portata ad arte, diventa un percorso di conoscenza che trasforma il male in virtù che accompagna l'uomo passo dopo passo lungo la via del bene.

FILOSOFIA DELLA SCUOLA

L'uomo ha dentro di sé il seme del dominio, per cui la via per ridurre questa primitiva follia è di non ceder terreno a quel seme.

La scuola esclude lo studio del combattimento fine a se stesso, poiché non potrà far altro che alimentare nell'uomo il piacere del dominio sugli altri.
La strategia dei cattivi maestri in tutti i campi dell'insegnamento è di mantenere le energie dell'uomo esclusivamente legate all'istinto, cosicché l'uomo non si evolva dalle sue primitive esigenze animalesche e si possa addomesticare come si fa con gli animali da compagnia.

Fin dai tempi che si ricordano, gli uomini più forti si sono impadroniti del potere trattando i popoli con meschina superiorità, questo implicava spesso il dover mettere in gioco la loro vita.

Oggi, l’uomo di potere, non solo non mette in gioco la propria vita ma cerca di non rischiare neppure un raffreddore, domina sugli uomini con strategie psicologiche, soggiogandoli con subdoli inganni. Il combattimento è una via d’esperienza che porta l’uomo verso la conoscenza del proprio inferno, e questa è buona cosa, se si diventa consapevoli che non è quella la meta, ma solo un passaggio d’esperienza e conoscenza per proseguire verso i profumi della vita.

Lo scopo della Scuola è di aiutare a entrare in un profondo rapporto con se stessi fino ad arrivare a comunicare con la parte più primitiva delle nostre cellule, poiché solo a quel punto ognuno di noi, rivivendo con giusta comprensione le sensazioni ed emozioni che risiedono in noi sin dall’inizio della nostra esistenza, potrà sentirsi libero e in armonia nel presente.

La scuola si propone perciò come primario obiettivo quello di penetrare la dura corazza che l’uomo si è creato sin dalle sue prime esistenze, quando il corpo dominava quasi totalmente sull’allora impaurita giovane mente.

L’incomprensione dell’esistenza, la paura e l’onnipotenza, sono stati il mezzo che hanno dato all’uomo sopravvivenza, giustizia e purtroppo ingiusto potere sui vinti. Il lavoro su noi stessi è la punta di diamante che penetrando ci permetterà di arrivare al centro dov’è custodito il tesoro, che non è altro che la giusta conoscenza e comprensione di noi stessi.

Purtroppo, nel corso dei millenni, molti si sono serviti della lotta e delle varie conoscenze per appagare i propri istinti, e non per conoscerli e canalizzarli verso il miglioramento della propria identità umana.

L’istinto, che ha come scopo quello di restare a guida vincendo sulla ragione, spesso sembra essere del tutto domato, ma quando meno te lo aspetti, ecco che si presenta e assume il comando.

Lo studio della lotta intesa come “Arte” capace di mettere a contatto con gli istinti primordiali, si presenta ai vertici tra i percorsi che conducono alla conoscenza profonda di noi stessi.

Il cammino ha inizio creando un buon rapporto con il nostro corpo e la nostra mente. Il passo successivo è poi quello di cogliere il giusto rapporto tra mente e corpo.

Si entra così in un profondo rapporto con gli istinti più bestiali e intrinseci nell’uomo, quelli dell’aggressività e del dominio sugli altri.

Prendere contatto con il primitivo è essenziale per capire chi siamo, l'importante è non rimanerne poi prigionieri pensando e ripetendosi continuamente di conoscere bene sia se stessi sia la via che si sta percorrendo.

Il pericolo è di finire per crederci e di conseguenza vivere nella follia di intravedere la perfezione o ancor peggio di essere al traguardo.

Una capacità che l’uomo ha e che non deve sprecare tenendo viva la fiammella, è quella di poter riflettere sulle possibilità d’errore nel valutare se stesso.

 Per viaggiare sereni verso la meta, non basta conoscere una sola via, occorre anche aver saggiamente speso del tempo per una buona conoscenza di tutto il territorio, poiché l’imprevedibile si può trovare dietro l’angolo. La cosa importante è cercare di camminare sempre più su percorsi condivisi dalla nostra Anima, mettendo la nostra impronta sempre più leggera lungo il percorso della vita.

Solo l’amore lungo la via per la verità ci potrà guidare verso il livello successivo, che è quello della conoscenza e della trascendenza, percorso che più che indagato va vissuto di momento in momento.

ETICA E COMBATTIMENTO

A nulla servono forme di combattimento privi di regole per dare valore all'uomo, poiché una volta sconfitto l'avversario, magari creandogli limitazioni permanenti, si sarà solo vittoriosi di un confronto primitivo, ma sconfitti nel processo lungo il quale si crea una migliore realtà da regalare alla misteriosa madre natura per averci dato il più grande dei doni che si possa avere, “l’intelligenza”.

L’altra faccia della medaglia è quella che, si farà il gioco di quanti disumanamente controllano l'uomo come fosse un burattino in tutti i suoi aspetti quotidiani.

Inoltre, ciò significa che il fatto che l'uomo per darsi valore debba vincere sul suo avversario con regole troppo permissive, oltre ad essere un'assurdità, non fa altro che mettere in ridicolo chi si presta a questo gioco, poiché i veri vincitori non sono quelli che si affrontano in brutali combattimenti, ma quelli che meschinamente in maniera subdola dominano sulla vita sociale delle persone, ridendo dei campioni del niente.

I veri combattenti hanno bisogno di regole che tengano conto dell'evoluzione dell'animalesco comportamento dell'uomo, indicandogli la via spirituale che mette loro a contatto con le profonde ataviche incomprensioni, dissolvendole alla luce della consapevolezza.

Nella scuola il combattimento è inteso come meditazione in movimento, che ci permette di entrare in rapporto profondo con il nostro inconscio, cosicché si possa comprendere e usare come libro maestro della nostra storia nascosta e sconosciuta.

Questo permette di mettere in atto un meticoloso e approfondito studio sugli istinti primordiali per la liberazione dalle nostre inconsce paure, le quali svaniranno al loro risveglio alla luce della consapevolezza.

Con il completamento di questo percorso, avrà inizio l’ultimo combattimento in campo aperto con il nemico più agguerrito: “Il nostro EGO”.

La Scuola Marziale “il Sentiero”, come Percorso di Crescita Interiore col fine spirituale, si propone come solida via per la ricerca di questo tesoro.



sabato 1 giugno 2013

STORIA DEL NIPPON KEMPO IN ITALIA / Maestro Guccione



NIPPON KEMPO: STORIA DELLE SUE ORIGINI IN ITALIA.

Tutto ebbe inizio nel 1969 con l’incontro di due Maestri di Judo, il Maestro Armando Santambrogio e il Maestro giapponese Hota, che oltre allo Judo avevano praticato rispettivamente il Ju-jitsu e il Nippon Kempo, pur senza divenirne istruttori.
Quello stile, chiamato impropriamente Nippon Kempo e insegnato dai due maestri, era un buon metodo di combattimento, ma totalmente privo di kata e dell'uso della corazza, due cose che sono il fondamento del Nippon Kempo originale.
A ogni modo questo segnò l’inizio del Nippon Kempo in Italia, anche se in una versione ibrida.

N1978 il Maestro Santambrogio si recò in giappone per prendere i contatti con la federazione di Nippon Kempo Kyokai diretta dal Grand Master Ryonosuke Mori, fondatore della stessa nonché allievo diretto del fondatore del Nippon kempo, Grand Master Sawayama Masuro Muneomi.
Presi i contatti, nell’ottobre dello stesso anno la federazione giapponese inviò ufficialmente in Italia il giovane Maestro Toshio Koike, elegante nello stile ed eccellente combattente.

Con il Maestro Koike iniziò in Italia  la pratica del Nippon Kempo originale.

Il ritorno in giappone del Maestro Koike nel dicembre del 1979, corrispose anche alla fine dei rapporti tra il Maestro Giovanni Guccione, sostenitore del Nippon  Kempo originale e l’intero gruppo guidato dal Maestro Santambrogio, il quale aveva deciso di  chiudere i rapporti con il Nippon Kempo Giapponese per ritornare al suo vecchio metodo di kempo.

Nell’agosto 1980, la scelta del Maestro Giovanni Guccione di recarsi in Giappone dove fu ricevuto dal Gran Maestro Mori, sostenendo un esame di qualifica, fu fondamentale per il proseguimento del Nippon Kempo giapponese in Italia, poiché portò il Maestro Santambrogio a un ripensamento, e l’anno successivo mandò in Giappone il Maestro Daniele Sinigaglia, responsabile dell’insegnamento tecnico del Nippon Kempo del gruppo Fuji-yama, palestra del Maestro Santambrogio.

Nel 1982 Il Maestro Santambrogio fece arrivare in Italia il Maestro Tokumitsu, che insieme al Maestro Daniele Sinigaglia creò la struttura tecnica per le gare.

A seguire, sempre per merito del Maestro Santambrogio, venne in Italia il Maestro Nobuhiro che continuò con diligenza la via già tracciata dai due Maestri che lo avevano preceduto.

Possiamo affermare che il Maestro Santambrogio è stato l’indiscusso promotore del Nippon Kempo in Italia e in Francia, mentre l'insegnamento tecnico, dopo il ritorno del maestro Koike in Giappone, continuò con il maestro Giovanni Guccione e il maestro Daniele Sinigaglia, già istruttori dello stile precedente al Nippon Kempo originale. I due maestri per molti anni si dedicarono alla formazione di allenatori, istruttori e maestri.

Nel 1981 il Maestro Giovanni Guccione fondò ufficialmente in Italia la prima associazione di Nippon Kempo denominata: A.N.K.I. ( Associazione Nippon Kempo Italia ) “Sei Shin Kan”.
Mentre nel 1986 nacque l’A.I.N.K. (Associazione Italiana Nippon Kempo), fondata dal Maestro Armando Santambrogio.

Nel 1988 il Maestro Santambrogio uscì dall’A.I.N.K. e nello stesso anno entrò a farne parte il Maestro Giovanni Guccione che, in accordo con il Maestro Koike,  propose al consiglio direttivo dell’a.i.n.k. di traghettare la propria associazione nella Federazione Nippon Kempo Renmei Japan presieduta dal Maestro Inutsuka, Maestro a sua volta del Maestro Koike.

Fino al 1988, l’a.i.n.k. era affiliata alla Federazione Giapponese Kyokai, diretta dal Gran Maestro Ryonosuke Mori.

All’interno dell’A.I.N.K il Maestro Guccione ebbe l’incarico di presidente della commissione d’esame e di responsabile dei rapporti con la federazione Giapponese.

Il Maestro Daniele Sinigaglia fu primo direttore tecnico e rimase tale fino al 1994, anno in cui subentrò il Maestro Guccione che tenne la carica fino al 1996, anno della sua uscita dall’associazione. In seguito fu direttore tecnico il Maestro Giovanni Stefanuto.

Nel 2010 l’A.I.N.K. cambiò nome in F.I.N.K. ( Federazione Italiana Nippon Kempo ) e sempre nello stesso anno avvenne una scissione nella F.I.N.K., che portò alla nascita della FE.N.K. I. (Federazione Nippon Kempo Italia ).

Oggi la  F.I.N.K. ha come direttore tecnico il Maestro Giuliano Corso, mentre a dirigere la direzione tecnica della FE.N.K. I. è il Maestro Diego Borsani.

Oltre  alla F.I.N.K. e alla FE.N.K.I. che sono i due maggiori gruppi in Italia, vi sono altre realtà: l'A.R.N.K. che fa capo al  Maestro Francesco Faraone a Roma, affiliata alla federazione Kyokai di Tokyo, la Kyokai Italia Nippon Kempo United con il Maestro Dario Martin a Varese, e la scuola Fuji-yama del Maestro Armando Santambrogio dove ebbe inizio il Nippon Kempo in Italia.